2) Traduzione politica (consulenze, lobby, partiti);
3) Diffusione culturale di massa (media, libri, formazione).
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1980: L’arrivo di Reagan e la svolta epocale.
Con Ronald Reagan alla Casa Bianca (e Margaret Thatcher al potere in Gran Bretagna) le idee neoliberiste escono dal mondo accademico per diventare linea di governo.
L’amministrazione Reagan si ispira esplicitamente ai documenti della Heritage Foundation, come Mandate for Leadership, che diventa la “bibbia” della nuova destra americana.
Si tagliano le tasse ai ricchi, si deregolamentano i mercati, si attacca apertamente il potere dei sindacati. È l’inizio di una nuova era.
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1980-1990: Vittoria culturale.
In questo decennio il neoliberismo conquista anche la cultura e la sinistra. Il motto di Thatcher “There is no alternative” (TINA) diventa una formula dominante. La sinistra smette di parlare di conflitto sociale e comincia ad accettare il mercato come unico orizzonte possibile. La stessa caduta del Muro di Berlino (1989) viene letta come la “fine della storia”: ha vinto il capitalismo, non c’è più nulla da discutere.
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1990-2000: La globalizzazione come veicolo.
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica il neoliberismo si globalizza. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) impongono privatizzazioni e tagli al welfare in tutto il mondo.
I governi diventano “manager” e gli Stati si ritirano dall’economia. Le banche centrali diventano autonome e guidate da tecnocrati non eletti. La parola “pubblico” viene screditata, mentre la “libertà di mercato” diventa dogma.
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2008: La crisi finanziaria e il paradosso.
Quando nel 2008 crolla il sistema bancario globale ci si aspetterebbe la fine del neoliberismo. Ma succede l’opposto.
Come scrive Naomi Klein si segue la logica del “shock doctrine”: mai sprecare una crisi. I think tank neoliberisti tornano alla ribalta per difendere il sistema, imponendo tagli e austerità.
Le élite rilanciano la propria agenda, mentre la classe media affonda.
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2016-2020: Il ritorno della destra radicale.
Con l’elezione di Donald Trump, il neoliberismo assume nuove forme: protezionismo, nazionalismo, ma sempre con lo stesso scopo: difendere il privilegio economico.
L’amministrazione Trump adotta 208 raccomandazioni della Heritage Foundation, trasformandole in politiche concrete. Il dominio continua, anche quando si maschera da “ribellione”.
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2020-2025: Crisi sanitaria, sorveglianza e riconfigurazione del dominio.
2020: Pandemia e shock globale.
- Il Covid-19 segna una svolta: emergenza sanitaria, lockdown, crisi economica globale.
- Apparente sospensione del dogma neoliberista: ritorno dello Stato, aiuti pubblici, sussidi.
- Ma il neoliberismo si adatta: le Big Tech diventano infrastrutture essenziali (Amazon, Google, Zoom, Microsoft), e il capitalismo delle piattaforme si espande.
2021: Il nuovo capitalismo pandemico.
- Le disuguaglianze esplodono: i miliardari guadagnano enormemente durante la pandemia.
- Gli Stati socializzano le perdite, mentre il capitale privatizza i profitti.
- In nome dell’efficienza e della sicurezza, si rafforza la logica della sorveglianza, della digitalizzazione forzata e del lavoro precario da remoto.
2022: Guerra in Ucraina e accelerazione energetica.
- La guerra diventa occasione per ridefinire politiche industriali e strategiche: spese militari aumentate, ritorno di retoriche nazionaliste.
- L’emergenza energetica rilancia il potere delle grandi compagnie fossili.
- I governi continuano a intervenire, ma sempre più in funzione del mercato, non della giustizia sociale.
2023: Normalizzazione del dominio digitale.
- L’istruzione, la sanità, il lavoro vengono riorganizzati intorno a piattaforme private.
- L’agenda della digitalizzazione penetra ogni ambito della vita quotidiana, spesso con la retorica del progresso e della transizione ecologica.
- La scuola, in particolare, diventa banco di prova del nuovo disciplinamento neoliberale: meritocrazia, competenze, valutazione, tecnocrazia.
2024-2025: Il dominio entra in una nuova fase post-democratica.

3 comments

Come uscire da questa trappola se non migrare? Che altre alternative ci sono?
In realtà il neoliberismo è un colpo di stato vero e proprio, ottenuto dall'interno, una forma di eversione come risposta ai moti studenteschi degli anni 60 e all'ascesa dei partiti socialisti e comunisti in Europa che chiedevano più centralizzazione e più controllo statale dei capitali.
Non è un caso che abbia infatti preso forza negli anni 70 (Cile, Greenspan) e sia stato definitivamente implementato in Usa e Uk ed Europa negli anni 80, quando ad esempio in Italia il PCI era al 34%.
Infatti ha distrutto proprio quella sinistra sociale, agganciandola alla finanza neoliberista e portandola alla contraddizione e alla perdita di significato.
E tutti i disastri in cui versa oggi l'Occidente sono figli della follia neoliberista che ha buttato via ogni valore su cui erano costruite le democrazie postbelliche, riducendo tutto a un unico valore residuo: il profitto.
Il quale infine mangerà anche se stesso.
Consiglio pure di analizzare gli omicidi di stato di JFK (1963) e Bob Kennedy (1968) in riferimento all'analisi sul colpo di stato neoliberista.