Noi siamo i buoni: sul cosiddetto "scontro di civiltĆ " Ciò che sta accadendo, dall'Ucraina al Medio Oriente (passando per i BRICS) conferma che le relazioni internazionali riflettono lo squilibrio degli equilibri di potere e lāassenza di cambiamenti profondi da cinque secoli. LāOccidente eĢ il padrone del mondo: conoscenza e progresso tecnoscientifico, potenza nucleare, controllo di quasi tutti i brevetti di ricerca, proprietario delle 500 multinazionali che influenzano lāeconomia mondiale e detentore di tutte le leve di controllo nelle istituzioni internazionali (FMI, Banca Mondiale, OMC, Consiglio di Sicurezza, ecc.). Il Pil pro capite, ad eccezione dei sei paesi del Golfo produttori di petrolio, eĢ circa dieci volte inferiore a quello dellāOccidente. Solo un paese islamico, il Pakistan, sotto il controllo americano, possiede armi nucleari. Sebbene nessuna universitaĢ e centro di ricerca arabo-musulmano sia tra i primi 100 istituti scientifici del mondo, il 90% di essi sono occidentali. In breve, il mondo musulmano, nonostante il suo ricco patrimonio di civiltaĢ, culturale e storico, il fatto che detenga il 60% delle riserve energetiche mondiali e occupi una posizione geostrategica centrale, eĢ e rimane sottosviluppato economicamente e politicamente, dipendente dallāOccidente. Anche se la popolazione islamica eĢ circa il doppio di quella di Europa e Stati Uniti messi insieme, la bilancia di potere eĢ incomparabilmente a favore dellāOccidente in termini di ricchezza e potenza militare. Dunque la domanda delle domande: chi minaccia lāaltro, lāOccidente o il mondo musulmano? Chiediamoci percheĢ negli ultimi 40-50 anni (sabotato in ogni modo il nazionalismo panarabo di matrice laica) la strumentalizzazione della religione in questi Paesi sia diventata problematica, come reazione a unāegemonia a senso unico. LaicitaĢ e stato di diritto sono conquiste inestimabili, ma un liberalismo selvaggio sul piano economico, che compromette la giustizia sociale, e i modelli occidentali sul piano dei valori etici, morali e spirituali, sono estranei e anzi in gran parte antitetici a quel mondo, che risponde con i suoi eccessi in chiave integralista (la storia recente dellāIran, il ritorno di forme retrograde di frenesia reazionaria e irrazionale in nome della fede, ha insegnato niente?). Nessuno ha il monopolio della civiltaĢ (da cui la teoria dello āscontro di civiltaĢā, salvo farci proficui affari) e della veritaĢ, e nessuno ha il diritto di imporle o di appropriarsene. Ma noi siamo i buoni sempre e comunque, anche quando esportiamo da decenni i nostri "valori" a suon di bombe. Lo facciamo per il loro bene. (Mario Rossi, via facebook)