Il collegamento è chiaro e diretto. Il Green Pass era un documento digitale che regolava l'accesso alla vita sociale ed economica. Il "federalismo pragmatico" di Draghi prepara un sistema politico-digitale che regolerà l'accesso ai circuiti del potere, ai fondi, al mercato unico vero e proprio. I "volenterosi" avranno il loro passaporto di prima classe nell'Europa a cerchi concentrici. Gli altri, gli Stati "riluttanti" – cioè quelli che osano mettere in discussione le direttive dall'alto – verranno marginalizzati, puniti con l'esclusione, messi sotto tutela economica. Il suo Rapporto sulla Competitività , con le centinaia di raccomandazioni per sfoltire regole e concentrare investimenti, è la bibbia di questa transizione.
Collega, con fredda determinazione, la sopravvivenza geopolitica alla sua ricetta politica. Il messaggio è: accetta questa mutazione della sovranità , questa cessione di potere a coalizioni tecnocratiche, o soccombi al declino e ai nemici esterni. È la costruzione di un consenso attraverso la paura, esattamente come ieri.
Assegnare il Premio Carlo Magno a Draghi oggi non è guardare al passato. È un investimento sul futuro. Sul suo "whatever it takes" di domani. Dopo aver testato i limiti della sopportazione popolare con la retorica dell'emergenza sanitaria, ora alzano l'asticella. La prossima "emergenza" sarà la sicurezza nazionale, la guerra economica, la corsa tecnologica. E la soluzione proposta sarà sempre la stessa: più potere a chi già lo detiene, meno voce a chi lo subisce. Draghi non è il saggio di Aquisgrana. È il liquidatore. Il liquidatore delle libertà sotto il segno della pandemenza, e ora il liquidatore della sovranità dei popoli europei sotto il segno della competitività . Il premio è la sua lettera di credito per questo compito. Sta a noi vedere, comprendere e resistere, prima che il conto di questa nuova, pragmatica gabbia, venga presentato a tutti noi, con gli interessi. 2/2 Fine