LA RUSSIA HA VINTO PERCHÉ L’AMERICA LA RICONOSCE GRANDE POTENZA

Nell’ultimo numero (di ottobre) di “Limes”, compare un articolo a firma John Florio, probabilmente uno pseudonimo di Lucio Caracciolo, direttore della rivista.
Jhon Florio, oltre a constatare che la guerra russo-ucraina si avvia al verdetto finale, lo scacco matto, decretato dal campo di battaglia, spiega anche che la “brutale e ingiustificata invasione russa” (come sostenuto dall’EU) si avvia al suo epilogo peggiore, con l’implosione politica e militare di Kiev, tra scandali e faide interne.
Un’Ucraina sacrificata sull’altare di una guerra invincibile, che uscirà dallo scontro frontale con la Russia più povera e più piccola di come vi è entrata, e con una popolazione che dai 52 milioni di abitanti ereditati dall’Urss nel 1991 è arrivata, secondo fonti governative ucraine (che Limes è in grado di riportare), a 20 milioni.
Ma ciò che John Florio ritiene fondamentale mettere in evidenza è che la Russia, oltre a incassare, anche se a costi spaventosi, gli obiettivi dichiarati all’avvio dell’“operazione militare speciale” il 24 febbraio 2022 – l’imposizione della neutralità di Kiev e il suo non ingresso nella Nato – e il controllo diretto su un quinto del territorio ucraino, ha ristabilito ciò a cui essa teneva più di ogni altra cosa.
ESSERE RICONOSCIUTA COME POTENZA CON LA QUALE WASHINGTON DEVE (TORNARE) A TRATTARE DIRETTAMENTE SULLE QUESTIONI FONDAMENTALI DELLA SICUREZZA EUROPEA: POTENZA, DUNQUE, IN SENSO LETTERALE – CAPACE DI DIFENDERE CON LA FORZA I PROPRI INTERESSI VITALI. E POTENZA VUOL DIRE SOVRANITÀ.
Essere un paese le cui posizioni gli avversari (americani) non possono piĂą permettersi di ignorare, come pensarono di essere titolati a fare inebriati dal sole del momento unipolare, prendendo alla lettera la tesi della fine della storia (1991-2022).
Ed è questo che l’Europa non ha assolutamente capito, con la sua insistenza a definire la Russia una minaccia. Perché ripetere che l’invasione russa viola il diritto internazionale non risolve il problema: identifica il sintomo sul piano giuridico, senza risalire alle cause politiche che lo hanno prodotto.
Nessuna grande potenza – scrive Florio-Caracciolo – potrebbe ritenere che le scelte strategiche dei vicini non la riguardino. Londra, che dei suoi interessi ha sempre avuto un concetto piuttosto vasto, non lo ritenne irrilevante neppure quando, nel 1982, intervenne militarmente nelle Falkland, a migliaia di chilometri dalla Gran Bretagna.
A maggior ragione, nessuna potenza potrebbe ritenere che le scelte strategiche dei vicini non la riguardino. Pretendere che la Russia fosse la prima a farlo era una scommessa, secondo gli stessi diplomatici americani, azzardata.
La Russia del XXI secolo non è la Francia di Luigi XVIII e Putin non è Talleyrand. Le analogie storiche non possono che fornire tracce, ma possono forse aiutarci a ricordare princìpi che la tecnologia non ha cancellato.
Uno di questi è quello che il maestro Kissinger – conclude Florio – ha lasciato come eredità spirituale: non esiste un ordine internazionale stabile se la maggiore potenza nucleare del mondo considera quell’ordine una minaccia esistenziale alla propria sicurezza.
L’articolo merita di essere letto, qui ne ho solo riportato in forma ultra sintetica solo alcuni passaggi. Nei commenti inserisco l’articolo completo.

martedì 27 ottobre 2026 – ore 10.40 di Catalano su Facebook

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