L'idea di un' emergenza infinita, da contrastare a tutti i costi e con ogni metodo, ha oramai fatto breccia nelle meningi della maggioranza. L'architettura pandemica, che va evolvendosi in bellica, assume ogni giorno di più i tratti distintivi tipici dell'eccezione. La militarizzazione dei centri storici, i divieti di cortei e manifestazioni, le forze dell'ordine sguinzagliate nel controllo del pass sui mezzi pubblici e nei luoghi di svago, ne sono fulgido esempio. È così normale, in nome di un presunto interesse collettivo, comprimere diritti e libertà fondamentali del singolo, un tempo considerati intangibili. E' perciò giusto ed equo impedire la vita sociale, annientare completamente un individuo fino a privarlo della possibilità di sfamare la propria famiglia, in quanto non disposto a sottoporsi ad un trattamento farmacologico di cui peraltro non ha alcuna garanzia di risarcimento in caso di effetti avversi gravi. E' dunque lecito etichettare, ghettizzare, insultare, additare come untori, una parte considerevole di onesti cittadini, sani e liberi, "colpevoli "soltanto di scegliere cosa sia meglio per loro stessi e la propria salute. Il contenitore luccicante, accattivante, falsamente liberatorio di un lasciapassare "premio "serve solo a celare l'abominio. Ad addolcire, per i fedelissimi al partito, per i talebani del pensiero unico, il passaggio doloroso verso una nuova era fatta di controllo, limitazioni e cessazione del libero arbitrio, financo sul proprio corpo. Tutto ciò reso possibile attraverso un dono avvelenato, sotto forma di QR code, destinato, se supinamente accettato, a sconvolgere per sempre diritto positivo e naturale.

Timeo Danaos et dona ferentes.

WI

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