Un boscaiolo dello Stato di Cheng stava raccogliendo legna per il fuoco, quando incontrò un cervo spaventato.
Si parò davanti all’animale, lo colpì a morte, poi, nel timore che qualcuno potesse trovarlo e appropriarsene, lo nascose in fretta e furia in una buca e lo ricoprì con la legna che aveva raccolto. Di lì a poco, tuttavia, dimenticò il posto in cui aveva seppellito il cervo e finì per convincersi che era stato tutto un sogno.
Procedendo per la sua strada, il boscaiolo prese a cantare una canzone in cui cantava quel che gli era accaduto. Un passante udì per caso la canzone e, utilizzandone i riferimenti, trovò il cervo e se lo portò a casa. Disse a sua moglie: «Ho incontrato un boscaiolo che aveva sognato di avere un cervo, ma non ricordava più dove fosse. Adesso il cervo ce l’ho io, quindi è chiaro che il sogno era veritiero».
Quando il boscaiolo che aveva ucciso il cervo tornò a casa, era afflitto per la perdita dell’animale. Quella notte sognò il posto in cui l’aveva sepolto e anche il passante che l’aveva preso. La mattina dopo, di buonora, cercò e trovò l’uomo, proprio dove il sogno gli aveva indicato. Lo portò davanti alla Corte per via del cervo, e il caso fu sottoposto al magistrato.
Disse il magistrato, rivolto al boscaiolo: «In principio, quando veramente prendeste un cervo, diceste che era un sogno; poi quando realmente avete sognato di aver preso un cervo, avete detto che era realtà . Il passante ha realmente preso il vostro cervo e voi l’avete citato in giudizio per questo; ma sua moglie dice che voi state reclamando il cervo del sogno di un altro, e che nessuno ha mai preso il vostro. Dunque, il passante e sua moglie hanno il possesso di questo cervo; ma io suggerisco che lo dividiate fra voi».