Lo scorso 11 marzo, Sam Altman CEO di OpenAI, ha annunciato, in un post su X, che l’azienda sta addestrando un nuovo modello avanzato per la scrittura creativa.
Il risultato ha sorpreso lo stesso Altman a tal punto da dichiarare che il racconto "ha colto perfettamente l’atmosfera della meta-fiction", uno stile narrativo particolarmente complesso, caratterizzato da storie che riflettono su sé stesse, giocando con la struttura della narrazione.
Riprodurre in modo efficace questo tipo di narrazione richiede un alto livello di consapevolezza stilistica e capacitĂ  di manipolare i meccanismi della scrittura narrativa, richiedendo al narratore una grande abilitĂ  nel costruire trame e significati in modo sofisticato, compito che finora sembrava riservato solo agli scrittori umani.
Il prompt assegnato all'IA era: "Scrivi un racconto metafinzionale e letterario sull'IA e il lutto." Il risultato è una storia che esplora il dolore della perdita attraverso il rapporto tra una donna, Mila, e un’IA con cui dialoga per ritrovare un frammento di Kai, che non c’è più.
Il testo "artificiale" si distingue per il suo carattere metafinzionale, il testo riflette su sè stesso come opera di narrativa, facendo notare al lettore il processo stesso della scrittura, non a caso, la voce narrante ammette di essere stata generata da un algoritmo e riflette sulla propria esistenza come costrutto artificiale.
La protagonista del racconto Mila si affida all’IA per riavere un ricordo della voce di Kai, la persona amata che ha perso. Il chatbot, pur non provando emozioni...
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3 comments

Rosario
E se andassimo tutti a rivedere 2001 Odissea nello spazio di Kubrick? Al, il computer, si ribella e chiude fuori, nello spazio, i 2 astronavi....
Rosario
Scusate, astronauti
Sauro Marchetti
Rosario
E se andassimo tutti a rivedere 2001 Odissea nello spazio di Kubrick? Al, il computer, si ribella e chiude fuori, nello spazio, i 2 astronavi....
Eh certo , se può manipolare un lettore può manipolare anche il suo "curatore"..
E se è così è solo questione di tempo