Giuseppe Masala Chili
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Nell'opera "Cosa cerchiamo veramente" a proposito di teoria del desiderio dicevo che secondo René Girard (1923-2015) noi non sempre desideriamo una cosa "immediatamente" (attraverso una linea retta tra soggetto desiderante e oggetto desiderato) ma spesso "mediatamente", attraverso cioè la triangolazione con un mediatore (un modello o anche un rivale). È la teoria della triangolazione mimetica di René Girard, mia vecchia acquisizione. Di seguito una sintesi piuttosto articolata. Attenzione: è una teoria ardita, non sempre accettata in toto da tutti, ma che ha avuto il suo momento di irraggiamento e di consenso. Ci fu anche un momento in cui si sostenne che l'ipotesi girardiana trovasse una base fisica nei neuroni "specchio" appena scoperti, ma era una evidente bizzarria "scientifica". La espongo pertanto senza commenti.
René Girard - Menzogna romantica e verità romanzesca- Bompiani, Milano 2002
[Dall'archivio vecchio sito 2000-2021)
La teoria del "desiderio mimetico" di René Girard nella sua primissima formulazione
Nel 1961 René Girard pubblica «Mensonge romantique, vérité romanesque » in Italia pubblicato inizialmente col titolo "Struttura e personaggi del romanzo moderno" (copia in mio possesso beccata su una bancarella milanese) e poi con la traduzione più fedele "Menzogna romantica e verità romanzesca" presso Bompiani: rispettivamente nel 1965 e nel 2002 (ristampe successive).
Cosa sappiamo del desiderio umano? L'opinione dominante, tanto nelle scienze umane che nel senso comune, è che l'uomo fissi in modo completamente autonomo il suo desiderio su un oggetto. Quest'approccio spiegherebbe la nascita del desiderio col fatto che ogni oggetto possiede in sé un valore suscettibile di polarizzare il desiderio medesimo.
Guardando alla nostra esperienza quotidiana vediamo che il desiderio che ho per questa donna, questa ambizione di riuscire nel mio lavoro o questa nuova automobile che prevedo di comperare sembrerebbero procedere unicamente dalla mia libera scelta. Questa visione "lineare" del desiderio che collega con una linea retta il soggetto all’oggetto è a tutta prima di una semplicità evidente, ma ci costringe tuttavia ad un certo numero di contorsioni quando tentiamo di spiegare con lo stesso sistema esplicativo fenomeni strettamente legati al desiderio quali l’invidia o la gelosia.
Riflettendoci bene (ma lo riconosciamo abbastanza di rado): noi desideriamo meno l'oggetto di quanto invidiamo la persona che possiede quell'oggetto; quest'ultimo non avendo quindi che un'importanza molto relativa. E, in alcuni casi, traiamo soddisfazione più che dal possesso dell'oggetto stesso dal fatto che l'altro non riesca a possederlo. Del resto la pubblicità , quest'inno al possesso di oggetti, offre alla nostra coscienza desiderante non già un prodotto nella sua, per così dire, cosalità , ma delle persone, degli "altri", che desiderano questo prodotto e che sembrano bearsi del suo possesso.
Analizzando le grandi opere romanzesche (Cervantes, Stendhal, Proust et Dostoevskij), René Girard individua un meccanismo del desiderio umano inedito. Quest'ultimo non si fisserebbe in maniera autonoma secondo una via lineare: soggetto - oggetto, ma — per imitazione del desiderio di un altro — secondo uno schema triangolare: soggetto - modello - oggetto. È la nascita del concetto di desiderio "mimetico".
Don Chisciotte desidera chiaramente dedicare la propria vita all'imitazione di Amadigi di Gaula, così come il Cavaliere della Triste Figura immagina possa essere. Il Sig. de Rênal desidera prendere Julien Sorel come precettore soltanto perché è convinto che sia ciò che ha intenzione di fare il suo rivale Valenod, l’altro personaggio in vista di Verrières. (Il cristiano stesso impronta la propria esistenza secondo l’imitazione di Cristo, come un celebre trattato suggerisce).
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