La recente visita del Seg. di Stato Blinken in Cina ha, tra le altre cose, messo in luce la propensione di Washington nell’usare minacce e ultimatum come tattiche negoziali.
Secondo Alexei Maslov, direttore dell'Istituto di studi asiatici e africani dell'UniMosca, l'obiettivo principale di Blinken era chiarire la posizione degli USA nei confronti della Cina e di tutti i paesi che modellano in modo indipendente le rispettive politiche nei confronti della Russia e riguardo allo sviluppo dell'Asia.
Le misure includono il triplicamento delle tariffe sulle esportazioni cinesi di acciaio e alluminio; ulteriori restrizioni contro le banche cinesi, fino all’esclusione di alcune di queste da SWIFT; e sanzioni di contro alcune aziende cinesi a cui verrebbe impedito di esportare i loro prodotti negli USA.
La Cina, ha affermato con fermezza che deciderà da sola con chi commerciare, osserva Maslov, rilevando che Pechino si è offerta a Washington di risolvere le divergenze attraverso i colloqui.
Pertanto gli USA vogliono che la Cina rimanga una “fabbrica mondiale” e produca prodotti di consumo per i paesi occidentali e per i paesi dell’ASEAN, mentre la sfera dell’alta tecnologia deve rimanere dominio degli USA e dell'occidente.
Secondo lo studioso non si tratta di una questione commerciale, ma della capacitĂ di plasmare il futuro e su questo gli USA vogliono mantenere il monopolio.
La Cina dovrebbe si suiciderebbe sé desse loro retta, specialmente ora che la, Russia stà vincendo in Ucraina.
Ma gli statunitensi questo non riescono a vederlo, sono ancora abbagliati dal trionfo ottenuto connla caduta del Muro di Berlino, ma in 35 anni il mondo è cambiato profondamente.