Leviatano Mi sono convinto che più fuori strada di tutti sono i cosiddetti liberisti. Perché? Perché riescono a usare la più parte dei loro strampalati principi per contraddirne un’altra parte di essi che ritengono pur tuttavia, essenziali alla loro visione del mondo. Più ancora perché, partendo da assiomi dati per certi, sviluppano, senza accorgersene, teoremi che sono la negazione di quello che ritengono ingiusto e il buono. Il loro Satana si chiama leviatano. Lo stato assoluto, da loro identificato con il male assoluto. Lo stato assoluto è quello che ha il monopolio del bene e del male, ovvero quello che qualunque cosa decida è bene per definizione; e qualunque resistenza alla decisione sancita, il male in sé. Date queste premesse, è evidente che qualunque forza o circostanza che riesca a scalfire il diamante nel quale il Leviatano si solidifica, non può essere che cosa buona, per chiunque voglia porre un limite al potere assoluto di imporre universalmente il bene e il male che il Leviatano si è conquistato. Ovviamente la condizione sine qua non per l’elevarsi a Leviatano della forma Stato non è soltanto il monopolio della violenza, (con buona pace di Hobbes), ma la capacità di fornire una versione dei fatti (di cosa è fatto il mondo e come bisogna adesso adeguarsi) altrettanto monopolistica. Il monopolio del dire rientra dunque nel monopolio della violenza come sua dimensione strutturale. Nessun sistema di dominio è mai sopravvissuto solo in virtù del monopolio della violenza; senza una storia che in qualche modo rende accettabile il dover obbedire pena la morte come extrema ratio. In poche parole deve esistere una narrazione che rende l’obbedienza non solo meglio della morte, ma anche ragionevolmente più giusta. È questa narrazione che di fatto rende un crimine contraddirne la verità che essa proclama. La voce con cui oggi il Leviatano proclama la verità al suo diritto assoluto su tutto, è detta “scienza”. Ciò che è scientifico è vero, ma è vero tutto quanto il Leviatano proclama essere scientifico. La scienza dunque è diventata non meno obbligatoria che la legge. Se una cosa è scientifica essa, per la sua stessa verità intrinseca, diventa pian piano un obbligo di legge. Inutile ricordare che il mondo medievale traeva la sua libertà, mai più conosciuta in seguito, dal fatto che il potere di dire era separato da quello del monopolio della forza e della legge stessa. Oggi l’uomo della strada, il laico che si ammanta di parole come “civiltà“ oppure di diritto del cittadino nell’esprimersi ed opinare liberamente è, sulla base evidente di semplici constatazini empiriche, un accecato dalla violenza con cui la forza del Leviatano lo terrorizza e lo coarta a vedere quello si vuole che veda e di cui si pretende si convinca. Così vediamo che tanti, anche in buonafede, ma corti di vista e di capacità di giostrare con i principi che danno per buoni, si rallegrano perchè finalmente un pericoloso nemico del Leviatano ( a loro dire - ricordiamo - il Leviatano è bollato come il massimo del crimine, quello che li rende schiavi e insetti) è stato assicurato alla “giustizia”. Alcuni sono sarcastici, indicando nei trent’anni di latitanza, che forse qualcosa non quadrava. L’accusa peraltro è quella assurda di inefficienza. Loro volevano uno Stato veramente efficiente, mica il colabrodo che si ritrovano e che non riesce a dominare il territorio, dunque loro stessi, come ci si dovrebbe aspettare da un vero cavallerizzo di scuola viennese. Naturalmente il punto è tutt’altro; è l’incapacità totale di capire la situazione reale di quel territorio chiamato Sicilia. Lì, almeno fino ha pochi anni fa, avevano, per una serie di contingenze storiche millenarie, la situazione che qualunque liberale doveva augurarsi ossia l’impossibilità pratica di realizzare un vero leviatano. Il leviatano, per esistere, deve cintare un territorio e, dentro di esso, essere il signore sovrano di tutto quanto la dentro si fa si dice si spera. (1/2, di Alfredo Morosetti su Facebook)