Quando si denunciano le palesi incongruenze, le enormi contraddizioni, i dietrofront, i continui ricorsi ad una legislazione d'urgenza che altera, anche a distanza di pochi giorni, il quadro normativo vigente, si porta come scusa atta a giustificare lo sconvolgimento in corso l' "incertezza naturale" derivata dalla scarsa conoscenza del patogeno in questione, dall'emergenza e dalla situazione di assoluta novità e gravità che il il governo ed il Cts si sono trovati a fronteggiare in questi anni di tribolazione. In poche parole, chi detiene le redini del nostro destino ci sta palesemente dicendo, senza troppi panegirici, che siamo dentro un "esperimento", che non sanno cosa succederà da qui a pochi mesi, che la scienza procede per step e che le soluzioni debbono essere trovate andando avanti per tentativi. Questo, dunque, giustifica la nostra condizione attuale? Tutto ciò esonera da ogni responsabilità I' autorità competente? Si può affamare, ghettizzare, umiliare, punire, sottoporre ad un tso, limitare i diritti e le libertà fondamentali di TUTTI senza avere granitiche certezze? Si può arrivare a tali forme estreme di controllo e di dominio sul corpo e sull'esistenza dell'uomo senza sapere se ciò che si sta facendo sia effettivamente utile o dannoso? Si possono far chiudere attività , mettere sul lastrico famiglie, pregiudicare la sopravvivenza di onesti cittadini se non si è sicuri di ciò che si ponendo in essere? Senza arretrare di un millimetro in caso di errore? È come se, d'un tratto, si mettesse in discussione il principio sancito dall'art. 533 del codice di procedura penale e si condannassero milioni di persone "anche se c'è un ragionevole dubbio". Il fatto che tutto sia così incerto dovrebbe, infatti, far pendere l'ago della bilancia a favore di misure più prudenti, meno invasive, rispettose della dignità e della vita. Anche i più ardenti sostenitori del casualismo dovranno perciò riconoscere un fatto: ammesso che si tratti di un evento del tutto avulso da qualsiasi controllo o progetto umano, scevro da ogni previsione, una fase "sperimentale", suggerisce sempre un approccio cauto, misurato, derivato dell'incertezza dell'esito finale. Qui invece si è teso subito a distruggere, sconvolgere, sradicare, mutare comportamenti ed abitudini, introdurre grovigli di norme ed istituti giuridici del tutto avulsi dalla nostra tradizione. Si è puntati, de facto, dritti al soqquadro ed al caos, senza cercare vie intermedie. D'altronde, forse, una granitica certezza già l' avevano: nulla sarebbe stato più come prima. E la storia, fino ad ora, lo ha dimostrato. Stavolta si, oltre ogni ragionevole dubbio.