Da qui in poi, dopo qualche guerra qui e lì, provocazioni verso la Russia che reagisce rovesciando il tavolo ucraino e quindi i fragili equilibri del tentato diritto internazionale, crisi ambientale e climatica, reazione scomposta alla SARS-Covid (come se il problema non fosse stato annunciato e ampiamente previsto sin dalla fine degli anni Novanta), colpo di mano in Siria, Gaza, Hormuz e Iran, fino al recente lancio della “Rivoluzione industriale della Difesa” per la quale gli anziani europei debbono devolvere parti di ricchezza per fare cosa non si riesce razionalmente a capire.

A livello di leader, la sequenza Bush sr, Clinton, Bush jr, Obama, Trump dice con chiarezza del declino americano che è anche culturale, è dentro la società americana. In Europa, l’ultimo leader è stata Merkel (per quanto possa non piacerci ideologicamente), i britannici hanno infilato una sintomatica sequenza di improbabili dopo aver pensato di slegarsi dall’UE per andare a vendere “servizi” al resto del mondo in crescita, sbagliando clamorosamente i calcoli. Macron ha vigilato sull’ultima trincea francese prima dell’avvento di una destra i cui reali programmi non sono noti, l’Italia lasciamo perdere.

In tutto ciò dal crollo dell’Urss nel ’91, la “sinistra” socialdemocratica, socialista, comunista si è o trasformata in liberalismo progressista sui soli diritti civili visto che quelli sociali sono in contraddizione col liberalismo o è letteralmente scomparsa per mancanza di una articolata ideologia che non fosse derivata da sistemi di pensiero addirittura della seconda metà dell’Ottocento.

Di contro, la destra è rifiorita in varie versioni ed ora sempre più pingue visto che si alimenta di paure ed oggi di paure c’è ricca abbondanza. Una breve ed effimera stagione di quello che è stato etichettato come “populismo”, ha svolto funzioni di apparente dissenso, privo di qualsiasi costrutto, sperperando energia sociale.

Di solito, i critici, scelgono bersagli facili come questo o quel leader, venduto, inadatto, squilibrato mentalmente o cos’altro, ma i leader sono solo l’espressione di una porzione di popolo. Sono gli occidentali ad essere l’anima del declino, una civiltà declina tutta assieme in tutti gli aspetti perché è un “sistema”, altrimenti ci sarebbe una frattura ed una ribellione o quantomeno dell’attrito. Ma se c’è una cosa che connota questi ultimi decenni è il quietismo sociale totale.

Del resto, mancando la funzione politica di sinistra storicamente alternativa al sistema in atto, visto che mai risulta esser stata la destra a formulare nulla di piĂą che conservazione, tradizione, ordine e gerarchia, qualche odio un tanto al chilo e un silenzio-assenso verso il capitalismo, il magmatico centro ha avuto gioco facile.

Il declino culturale è stato parallelo e meriterebbe un post dedicato. L’unica forma culturale che sembra in relativa salute è il pensiero tecnico e in parte quello scientifico (più tecno-scientifico che scientifico propriamente detto), ma l’unica vera “innovazione” della seconda metà del Novecento è solo quella info-digitale il cui impatto economico è ancora da ben misurare (molto minore del promesso per ragioni meramente pubblicitarie che alimentano bolle finanziarie), quello occupazionale decisamente negativo, quello culturale al limite della distopia. Oltretutto, per l’Occidente, concentrato in pochissime mani mono-oligopoliste statunitensi, lo stesso Adam Smith sarebbe inorridito.

Si sta così andando verso un triste “finale di partita” in cui gli anziani europei vogliono riarmarsi (?), la democrazia pur relativa è in coma profondo, l’Occidente intero riporta ad interessi finanziari ristretti e strategicamente gestiti alla peggiore configurazione socioculturale di americani della storia, la “cultura” generale è ampiamente regredita, nessuno sa come rianimare i corsi economici.

Pierluigi Fargan - 3

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