Per questo trovo profondamente sbagliato spiegare tutto con formule come “è finita una dittatura”. Non perché il governo di Maduro non abbia avuto tratti autoritari evidenti e non ci sia stata una chiara involuzione rispetto ai governi di Chavez , ma perché questa lettura ignora l'esperienza reale di una parte importante del paese.
Il chavismo non ha creato questa frattura sociale: l’ha resa visibile, politicizzata, e in parte strumentalizzata. Ma quella frattura esisteva da molto prima. Il chavismo e' stato anche un tentativo di ridurre questa frattura sociale.
Capire questo non significa giustificare tutto.
Significa provare a capire davvero, senza accontentarsi di slogan rassicuranti.
Senza questo sforzo, il rischio è raccontare il Venezuela non per quello che è, ma per come ci fa sentire più comodi.
Capisco che per molti di noi (me compreso) sia piu' facile entrare in sintonia con i venezuelani bianchi della classe media (non parlo della elite, ma di gente che noi consideriamo "normale") che hanno dovuto lasciare il paese. spesso in situazioni drammatiche, che non con i gli abitanti dei quartieri piu' poveri di Caracas che con Chavez per la prima volta hanno visto un medico. Ma esistono anche loro e per capire cosa e' accaduto in Venezuela dobbiamo imparare a "vedere" anche questa realta'
C’è infine un elemento che spesso viene rimosso dal racconto europeo sul Venezuela, ma che è centrale per comprenderne le dinamiche profonde: la dimensione razziale e simbolica del potere.
Hugo Chávez è stato il primo presidente venezuelano moderno apertamente non bianco, di origine meticcia e popolare, e anche Nicolás Maduro proviene da quello stesso mondo sociale. In un paese storicamente governato da élite bianche o “blanqueadas”, questo ha rappresentato una rottura enorme, spesso sottovalutata fuori dall’America Latina.
Per molti settori popolari, il chavismo non è stato solo un progetto politico, ma una rivincita simbolica, il momento in cui chi non aveva mai avuto voce, volto o rappresentanza ha visto qualcuno “simile a sé” occupare il centro del potere.
Per altri, soprattutto nei settori medio-alti, questo stesso processo è stato vissuto come una perdita, uno scivolamento, una minaccia all’ordine sociale precedente.
Anche questo contribuisce a spiegare l’intensità dello scontro, l’odio e la fedeltà, le piazze contrapposte che vediamo oggi.
Il Venezuela non è leggibile con categorie semplici: è un paese attraversato da fratture storiche di classe, razza e memoria, che nessuna formula rapida può cancellare.
Capire questo non significa assolvere nessuno.
Significa, almeno, provare a guardare la realtà per quella che è, prima di dichiarare chiusa una storia che, per milioni di persone, è tutt’altro che finita. (2/2)

7 comments

silvano di giovanni
Finalmente una analisi degna di questo nome. La si può condividere in parte in totto o pe nulla, ma rimane una analisi con un senso, non una becera esposizione di valutazioni infantili es ignoranti che sottolineano come politici e giornalisti al netto della malafede, dovrebbero come prima cosa studiar, leggere, capire e non schierarai ogni volta come fossero alla stadio…
Finalmente un' analisi realista che spiega perché la maggioranza sostiene il chavismo
Ok ma non si menzionano i decennali atti vili di vero terrorismo economico e finanziario con embarghi restrizioni sanzioni e blocchi navali dei cowboy che hanno condizionato se non in toto ma quasi alla stabilità sociale del paese.. ahimé
silvano di giovanni
Carlos🇻🇪
ranne la parte in cui giudica il lavoro di Maduro rispetto a quello di Chavez. Se non ci vivi in un posto non puoi tranciare giudizi come sta facendo l'autore del post
Legga bene… ho detto che si può condividere o meno in tutto o in parte, ma che era una aalisi. Cosa rara in un mondo dove si leggono solo sparate da bar su cui non c’è nulla di argomentato ne di argomentabile. Ripeto, leggere con attenzione prima di replicare…
silvano di giovanni
Legga bene… ho detto che si può condividere o meno in tutto o in parte, ma che era una aalisi. Cosa rara in un mondo dove si leggono solo sparate da bar su cui non c’è nulla di argomentato ne di argomentabile. Ripeto, leggere con attenzione prima di replicare…
Una analisi si basa su dati di fatti certi, non su illazioni.
Io per lavoro di analisi ne faccio tante e da lungo tempo, e mai mi aso su convinzioni personali.
Chi non ha vissuto il posto come puo' sapere come stanno le cose?
silvano di giovanni
Allora.. l’autore del post non “trancia”  giudizi, ma esprime un parere argomentandolo e circostanziandolo. E’ d’accordo? Bene. Non è d’accordo in tutto o in parte? Bene, lo stesso  e magari ne approfitti per elargire la sua conoscenza in merito, spiegandoci, come stanno le cose, per lei. Ripeto, rilegga, non sono entrato nel merito se l’autore abbia ragione o no, se ciò che ha scritto risponde al vero o no. Ho solo scritto che ha fatto una analisi, quando tutti gli altri straparlano come fossero al bar, rimanendo del tutto in superficie.  Sul fatto che solo chi vive sul posto può sapere come stanno le cose posso essere d’accordo, ma… : 1) non solo chi ci vive può saperlo, tanto è vero che anche fra chi ci vive spesso si hanno idee, percezione, realtĂ , totalmente differenti 2) anche vivendoci non è detto che si abbiano le qualitĂ , la preparazione storica culturale, la capacitĂ  percettiva, le possibilitĂ  e, non seconde, le capacitĂ  di trasmettere in proprio sapere in modo comprensibile a tutti.  Se per spiegare  un certo mondo fosse sufficiente essere del posto , ed essere “analista”, avremmo trovato la soluzione per risolvere i problemi dell’umanità… Mi sembra non sia così, di “analisti” che prendono lucciole per lanterne ne abbiamo una infinità…