Quella fonte a Donaueschingen era familiare, milleseicento anni fa, a una fanciulla dagli occhi azzurri e dai capelli biondi come le creature che più tardi avrebbero affascinato Thomas Mann. Almeno così attestano i versi di Decimo Magno Ausonio, maestro di retorica e pedagogo del piccolo Graziano, figlio dell'imperatore Valentiniano I. Nel 368 d.C. Ausonio aveva seguito l'esercito imperiale romano nella campagna contro gli svevi; l'accampamento si trovava presso la confluenza della Brigach e della Breg. La prevedibile vittoria delle legioni romane, che vendicava la sconfitta di Chalon-sur-Saône, portò al letterato una schiava, che egli chiamò Bissula, forse una parola alemanna che indicava l'agilità della giovane barbara o, secondo altri, la biforcazione delle sorgenti. Ausonio aveva cinquantotto anni, s'innamorò della sua Bissula che lo seguì a Roma dopo che egli le aveva restituito quasi subito la dignità di donna libera. Nelle epistole scritte al suo amico Paulus si legge l'intensa e quasi stupita passione del letterato sessantenne, il suo rispetto per l'amata, la reverente gratitudine per questo improvviso regalo della sorte divenuto centro della sua vita. Ausonio sapeva comporre versi e insegnare grammatica, e da onesto retore lasciava in pace l'enigmatica trama dell'universo; difficilmente si sarà chiesto come mai fossero necessarie tante lunghe marce oltre le Alpi, una guerra e l'arte militare romana semplicemente perché egli potesse essere felice con una donna. Una mano che ci piace stringere e baciare ci commuove anche perché viene da tanto lontano e perché alla forma e alla seduzione di quelle dita hanno cooperato umilmente il big bang, il Quaternario, le migrazioni degli Unni dalle steppe dell'Asia.

- Claudio Magris, "Danubio"

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Il pelo di passera tira sempre, in ogni epoca. Specialmente quando un 58enne inforca una qualsiasi Bissula ventenne...