Nel 2030, il mondo si trovava immerso in una realtà distopica, un’epoca in cui la sicurezza alimentare era diventata una scusa per il controllo totale sul cibo. Nanosensori di tracciamento interni a ogni alimento rendevano impossibile coltivare, allevare o trasformare senza il consenso e il monitoraggio capillare delle autorità.
La sovranità alimentare era un lontano ricordo, mentre le multinazionali dominavano un mondo “multipolare” che in realtà somigliava più a un’oligarchia multistakeholder. Il cibo, prodotto nella nuova economia di guerra, era destinato alla collettività, ma era controllato e distribuito dalle grandi corporation, al servizio di un’autorità centrale che si fingeva organizzazione sanitaria.
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