IL SERPENTE E L’IDEA VERA
Come facciamo a sapere se un’idea è vera o no? Dai suoi effetti, dalla quantità di idee pregresse che già abbiamo e che dobbiamo dismettere perché non possono essere prese per buone nel momento in cui sono entrate in contatto con quella nuova idea.
Immaginiamo di andare per funghi. Entriamo nel bosco, solleviamo una foglia e, come speravamo, sotto di essa troviamo un fungo. Avevamo previsto giusto, siamo contenti ma non sorpresi, tutto è andato nell’ordine delle cose attese, quello regolato dal nostro quadro di idee e che organizza un sistema di attese basato sull’alternativa: sotto la foglia ci può essere un fungo oppure no. Sono i due casi di verità ammessi relativi all’ipotesi che sotto la foglia ci sia un fungo. A loro volta generano un quantità collaterale di eventi emotivi, a loro volta sperimentati e conosciuti: soddisfazione, delusione, fastidio, entusiasmo. Tutti non solo ben sperimentati e conosciuti, ma accettati in quanto di modesta intensità .
Se però alziamo la foglia e sotto c’è un serpente, allora cosa accade? Un brivido di terrore e di repulsione ci gela il sangue. Il cuore batte all’impazzata. Istintivamente balziamo indietro e magari urliamo. Pieni di timore e di ansia osserviamo braccia e gambe col sospetto di essere stati punti senza essercene accorti. Insomma è qualcosa che ci ha sconvolto. Abbiamo avuto un’idea vera, il serpente è l’idea vera, quello che potrebbe esserci sotto la foglia, ma che non avevano preso in considerazione e che fa saltare il nostro quadro di verità con il quale guardiamo sotto le foglie.
Consideriamo la nostra mente come se, fra le altre cose, fosse un contenitore di idee. Esse sono organizzate secondo un ordine a noi ben noto, sappiamo che che si collegano le une alle altre e toccandosi lievemente fanno un suono a noi ben noto e, muovendosi secondo un canale altrettanto ben definito, vanno a mostrarci conclusioni ben risapute. Ora immaginate di avere, magari senza volerlo, trovato da qualche parte un’idea serpente e averla dovuta gettare in mezzo alle altre che avete. Cosa succede? Le idee acquisite cominciano a fuggire qua e là per timore di essere toccate da quella serpente, si sbattono confusamente le une con le altre, emettono suoni mai sentiti prima, invece che darci quadri conclusivi ordinati e ben classificati, disegnano scarabocchi incomprensibili e persino mostruosi. Devono essere accantonate e riviste tutte.
Perché gettiamo fra di esse un’idea serpente se l’effetto è questo? Perché ne siamo costretti. Di solito, ogni giorno gettiamo, alle idee che già abbiamo, nuove idee, ma che in realtà non sono nuove idee. Sono idee fatte di vaselina che solo esteriormente sembrano diverse e nuove, sono in realtà perfettamente scivolose e bene ingranate con quelle già esistenti, non aggiungono nulla a quello che già sapevamo, solo qualche fronzolo in più.
Accade tuttavia che qualcuno vada nel bosco e trovi sotto la foglia un’idea serpente. Sa subito che è un’idea serpente perché non era assolutamente prevista e perché la trova sconvolgente. Ma è proprio il fatto che, nonostante sia repellente, non può fare a meno di guardarla ed esserne ossessionato, non può ignorarla e deve gettarla nella sfera di vetro della sua mente. No, non la getta, come vede che è un serpente, sa che non può pensarla che come tale e dunque deporla, volente o nolente, perché è un’idea, accanto a quelle che ha già , ben sapendo che ci sarà uno sconquasso. La verità è questo, è lo sconquasso con il quale ci liberiamo dei limiti delle idee risapute. Senza il serpente nessuna conoscenza; nessuna conoscenza nessuna libertà . (Morosetti, via facebook)