Tra le massime associate al santuario di Apollo a Delfi, questa è forse una delle più severe.

Dice qualcosa di profondo: ricordati il limite.

l’eccesso non era solo una questione di quantità. Era una forma di squilibrio. Un modo di dimenticare la propria misura, di oltrepassare il confine tra ciò che è umano e ciò che pretende di essere più che umano.

Da qui nasce il pericolo della ὕβρις: la tracotanza, il superamento del limite, l’illusione di poter desiderare, possedere, dire o fare tutto senza conseguenze.

Μηδὲν ἄγαν non è un invito alla mediocrità.

Non significa vivere poco, desiderare poco, osare poco.

Significa non perdere la forma.

Perché anche ciò che è buono, se diventa eccesso, può deformarsi.

Il coraggio senza misura diventa imprudenza.
Il piacere senza misura diventa dipendenza.
L’ambizione senza misura diventa rovina.
La parola senza misura diventa violenza.

La misura non è debolezza.

È ciò che impedisce alla forza di diventare distruzione.

Forse è per questo che una frase così breve potrebbe continuare a parlare anche oggi: perché l’uomo cambia epoca, strumenti, linguaggio; ma continua a perdersi nello stesso punto.

Quando dimentica il limite. Quello sano.

Fonti:
Platone, Protagora, 343b.
Pausania, Periegesi della Grecia, X, 24, 1

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