Lev Tolstoj nasceva il 9 settembre 1828 a Jàsnaja Poljàna. E' stato forse il primo a dichiarare in modo esplicito, fuori dai luoghi comuni, che non è possibile aspettarsi un'emancipazione delle masse per mezzo della cultura, poiché è proprio quello stesso tipo di cultura a renderle tali. In questo senso, e da anarchico qual era, Tolstoj si pose all'avanguardia e anticipò i movimenti controculturali che sarebbero poi apparsi nella metà del Novecento. Anche per Tolstoj, dunque, la cultura di questa società, vista per quel che essa genera effettivamente e non per quel che promette di fare, necessita di essere messa quantomeno in discussione. Diceva: 'il governo controlla l'istruzione, si arroga il diritto di censura, e allo stesso tempo incoraggia nella gente la convinzione che sia possibile lottare liberamente per le proprie idee con mezzi culturali'. Per 'cultura' si intende - e si dovrebbe intendere sempre - non 'la conoscenza universale' tout-court, come troppo spesso si vuol confondere, ma un insieme determinato e circoscritto di convenzioni, costumi, credenze, valori e dogmi inculcati dall'esterno, che finiscono per diventare un sistema, una prassi. Va da sé che nel mondo esistono tante culture, ma pare che questo sfugga sempre ai più; la nostra cultura è evidentemente la peggiore fra tutte. Viva dunque la controcultura e tanti auguri anarchici, caro Lev!