Le vite di ieri Viviamo un momento debole della storia. In questi due anni si sono fatti passi decisivi, ora abbiamo la certezza che il mondo non tornerà più come prima, anche se dovessero essere ristabilite certe apparenze. Le ferite antropologiche prima che sociali o politiche sono non rimarginabili. Ci siamo abituati a una condizione totalizzante nella quale i singoli individui possono restarne “fuori” solo nell’idea, non nell’insieme delle pratiche concrete in cui si svolge la loro vita quotidiana. Continue tensioni create ad arte fertilizzano la paura, che schiaccia il singolo e la collettività . È un fatto che dire certe cose pubblicamente, o anche non aderire a una subdola imposizione, costa molto, anche il lavoro, che sembrava in astratto un diritto intangibile. Laddove l’ipnosi non catturi adeguatamente le coscienze, disponendole in condizione gregaria e ripetitiva, subentra la minaccia, la sanzione, l'ostracismo a priori, la repressione graduata secondo bisogno. Imposizioni abnormi sono fatte passare tra ignavia e fanatismo, al massimo si reagisce con un’alzata di sopracciglio. Questa condizione di conformismo forzato non pesa su tutti, tantomeno su molte persone che si credono di sinistra, (peggio ancora i sedicenti marxisti di cartone), qualunque cosa ormai voglia dire tale parola. Che si tratti del passaggio di un asteroide, la presenza di un vulcano sottomarino, fino alla concitata elezione del presidente della repubblica, in tutto ciò che è comunicato c’è la traccia del pericolo e dell’emergenza permanente. La paura governa ogni cosa. (Mario Rossi - Facebook)