La condizione iniziale dell'uomo è informe, opaca, composita e anche «impura». L'uomo è un essere che «dice la non-verità». Così potrebbe continuare a vivere, ma senza lasciare una traccia significante. Altrimenti deve comporre un insieme di gesti collegati, che costituiscono una «azione», karman. L'azione per eccellenza, quella che presuppone e garantisce un senso dei gesti, è l'opera sacrificale.
Ma qual è l'inizio di quest'opera la cui prima peculiarità è di essere il modello di ogni altra opera? Il desiderio. Non però il desiderio generico, ondivago, multiforme, oscillante - poiché « molti desideri ha il mortale » e questa pluralità di desideri lo abita dal primo all'ultimo istante della sua vita, senza possibile remissione. Ma un singolo desiderio, che vuole distaccarsi da ogni altro, recidere i suoi legami con la rete degli altri desideri e trovare la via per compiersi.
Come? Diventando un «voto», vrata. In un voto si entra come in un altro spazio, quello del desiderio separato, che si vincola, si chiude verso l'esterno con una barriera e costruisce all'interno del nuovo spazio una sequenza di gesti che lo riaffermano ogni volta.

Roberto Calasso, L'ardore

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