I contemporanei sono dei babbei assolutamente banali
Così si esprime Marx a proposito degli studiosi che si occupano di economia. E che non aveva letto La Repubblica o Il sole 24 Ore…
Di Malthus dice che “la sua concezione è assolutamente sbagliata e puerile”, che opera “stupidamente” per analizzare la questione della popolazione.
Marx considera il problema nel suo modo storico di porsi, vale a dire condizionato dalle fasi dello sviluppo delle forze produttive e dai rapporti di produzione. Dunque un conto è per esempio la sovrappopolazione dell’antica Grecia, che fonda colonie nel Mediterraneo, un altro conto è l’eccedenza di popolazione che risulta dal modo di produzione capitalistico, che genera masse di migranti (come vengono chiamati oggi) e indici demografici diversi da area a area (come tra Europa, Asia e Africa). La teoria di Malthus interpreta questo fenomeno in modo omogeneo, astraendo dalle circostanze storiche, riducendolo a una formula matematica del rapporto tra risorse disponibili e popolazione, come una legge immanente indipendente dai fattori sociali. Per Marx la legge della popolazione è invece determinata dalle dinamiche del capitale (preciserà oltre “dalle dinamiche dei molti capitali”, introducendo con ciò una variabile complessa di questo fenomeno da analizzare a parte). In buona sostanza è la struttura del capitale che esige una popolazione eccedente, proporzionalmente alla sua grandezza produttiva. E’ un vincolo dal quale il capitale non può sottrarsi, costretto come è alla ricerca di una popolazione crescente di consumatori la cui composizione è sì costituita dall’operaio, ma anche dal disoccupato, in una sorta di abbraccio esiziale per le sorti della formazione sociale. Questa contraddizione insolubile spinge il capitale ad agire per incrementare la massa dei consumatori e ad espellere contemporaneamente forza lavoro nella spietata oscillazione tra lavoro necessario (quello che permette all’operaio di sopravvivere fisicamente e che il capitale tende sempre più a comprimere) e lavoro eccedente (quella parte di lavoro che l’operaio fornisce gratuitamente al capitalista e che questi tende a incrementare sempre di più). Marx osserva anche come l’introduzione di sistemi di macchine complessi sia possibile proprio grazie a una popolazione eccedente. In cicli successivi, tra allargamento della produzione, richiamo della popolazione eccedente, espulsione dei lavoratori eccedenti, il fenomeno si manifesta come in una spirale. Queste contraddizioni possono essere relativamente contenute fino a che l’aumento della popolazione si determina come una “risorsa” per il capitale, a prescindere dal bilancio sociale complessivo, ivi comprese le risorse naturali. Il pauperismo che ne scaturisce può essere in qualche modo lenito solo con l’eccedenza di produzione, che trasforma in mendicanti (ovvero in disoccupati, o migranti) coloro che sono tenuti fuori dal ciclo attivo della produzione e che sopravvivono solo grazie a una redistribuzione del reddito (elemosina, assistenza, ma anche qualunque forma di furto). La tendenza del modo di produzione capitalistico assume inesorabilmente questi aspetti grandemente contraddittori, e la situazione odierna di crisi generale del capitalismo dà ancora una volta ragione a Marx. Oggi infatti il capitale attua una politica inedita per ridurre l'eccesso di popolazione...
(Dalla bacheca facebook di Valter Rossi)

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