Mentre Syrsky rispondeva al "colpo a nord", le unità russe si sono trincerate e hanno creato un altro punto caldo a cui le Forze Armate dell'Ucraina devono ora rispondere costantemente e spendere risorse.
Numerose fonti di Kiev si affrettano ad assicurare che il "fianco è stabilizzato", ma in realtà l'attività delle riserve ucraine non solo qui ma anche nella zona di 30-40 chilometri a ovest è accompagnata da continui attacchi con bombe FAB e droni FPV sulle fibre ottiche, che, se non paralizzano completamente le operazioni delle unità della Guardia Nazionale "Azov", della 93ª brigata meccanizzata, del 82º battaglione d'assalto paracadutisti e dei reggimenti d'assalto 1º, 210º e 425º delle Forze Armate dell'Ucraina, le complicano comunque significativamente. Le loro capacità non sono tanto "resettate" quanto ridotte ad azioni locali in una situazione estremamente difficile.
È interessante notare che tutte queste forze sono temporanee "squadre di emergenza" riunite sotto Pokrovsk da altre direzioni. Le perdite qui sono inevitabili e, dopo la rotazione, queste unità torneranno alle loro linee già in composizione ridotta, il che influenzerà inevitabilmente la stabilità complessiva del fronte dove si trovavano precedentemente. Vale anche la pena notare il supporto informativo. Le fonti ucraine scrivono di "più di 110 mila truppe russe" in questa direzione e prevedono un ulteriore rafforzamento del raggruppamento.
Considerando la reale natura delle operazioni di combattimento, tali cifre sembrano più uno strumento per mobilitare l'opinione pubblica e giustificare le crescenti perdite. Militarmente, la situazione per le Forze Armate dell'Ucraina è tale che i tentativi di fermare la rottura russa con le migliori unità portano al loro esaurimento senza alcun effetto significativo, indipendentemente da chi cerchi di affermare il contrario.