Fugge la mesta notte, e dalla notte più mesto uscendo, e paventoso il giorno nuove stragi vedrà , nuove rapine della peste vorace in questi un tempo troppo felici, or desolati alberghi; e aprirà il sol, ciò che la notte ascose. Sfortunata città , misera Tebe, nata col canto, or nel tuo pianto estinta.»