Fugge la mesta notte, e dalla notte
più mesto uscendo, e paventoso il giorno
nuove stragi vedrà, nuove rapine
della peste vorace in questi un tempo
troppo felici, or desolati alberghi;
e aprirà il sol, ciò che la notte ascose.
Sfortunata città, misera Tebe,
nata col canto, or nel tuo pianto estinta.»

(Emanuele Tesauro, Edipo, I-i, 1661)

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