21. In estrema sintesi, a differenza del grande Karl Marx, io penso che la dicotomia Borghesia/Proletariato, al netto dei suoi elementi messianici imperfettamente secolarizzati, non contraddistingua tautologicamente l’intero arco temporale dello sviluppo del modo di produzione capitalistico propriamente detto, ma ne caratterizzi soltanto un periodo storico temporaneo, sia pure bisecolare (1789-1989 circa). Lo contraddistinguerebbe, ovviamente, se a questi due termini dessimo un significato puramente economico, in termini di proprietà privata o meno dei mezzi di produzione sociali. In questo caso, ovviamente, la sociologia sarebbe facile come le quattro operazioni della scuola elementare, per cui basterebbe sottrarre dall’intera popolazione la somma dei proprietari privati dei mezzi di produzione, e si avrebbero così le due classi fondamentali, con un resto di intermedi destinati prima o poi a cadere di qua o di là . In realtà , la tendenza del capitalismo assoluto contemporaneo è quella di procedere verso una polarizzazione fra oligarchie post borghesi, da un lato, ed una plebeizzazione massiccia stratificata post-proletaria, dall’altro. Si è di fronte allora ad una sorta di paradosso ossimorico, per cui il massimo del capitalismo assoluto coincide con una inedita rifeudalizzazione sociale.
Non si può dividere la società nelle sue classi sociali senza cadere in contraddizione. Siamo molto di più di semplici possessori di beni. Marx voleva risolvere il problema della povertà e della giustizia sociale ed ha elaborato una strategia basata sulla lotta. Non è l'unica strategia possibile. Ma non è colpa di Marx.