Chi ritiene che lo scontro fra Donald Trump e Twitter non interessi tutti da vicino, si sbaglia. È la riflessione che il giornalista Fulvio Scaglione, intervenuto su #Byoblu24, fa in merito alla storia relativa al tweet polemico del Presidente sul voto per posta. Un tweet subito ‘corretto’ dallo stesso social network. “Non si capisce quale diritto e quale autorità abbia un’azienda privata come la Twitter, Inc. a ergersi a giudice della verità. Certo, il fact checking, la verifica dei fatti. Ma di chi?” si chiede il giornalista. Il portavoce del social, rispondendo sul caso Trump, non ha voluto spiegare chi abbia deciso di smentire il Presidente né se l’azione sia stata generata in automatico da un algoritmo. Il mistero rimane e ci si chiede: Siamo disposti ad affidare i nostri diritti alla benevolenza di un algoritmo?
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Se io in una telefonata offendo una persona o propongo un furto o qualsiasi altra nefandezza, la società telefonica non se ne interessa. È chi USA il telefono che è responsabile di ciò che dice.
Invece si dice : le "piattaforme non devono censurare" e dopo un secondo però, la stessa persona è d'accordo che debbano essere impediti i "contenuti violenti, offensivi e scorretti". Credo che si entri nella contraddizione per la quale se un sistema di comunicazione non deve "censurare", tale caratteristica deve valere sempre.
Se vale qualche volta si è qualche
volta no, è evidente che si manifesta l'arbitrio del si e del no.
Esiste una magistratura che deve fare il suo lavoro. Non capisco perché chi gestisce il mezzo dcomunicazione debba assumersi l'onere di "sorvegliare".
Se siamo daccordo che sorvegli, quello sorveglia come vuole, col suo stile. Ovviamente in modo arbitrario.
Tradotto: se in un comizio pubblico, organizzato da una associazione, una persona bestemmia è lui che viene denunciato, non l'organizzazione.
Non capisco come si possa chiedere ad una piattaforma (ovvero sistema di comunicazione) una cosa e il suo contrario.
Mi sembra questa la contraddizione.
Allora, alla stessa stregua, chi gestisce un social dovrebbe avere una sezione di polizia che indaga su eventuali attentatori o di peggio. Perché non lo fanno?
Chissà quanti reati vengono organizzati sui social e nessuno sa o dice niente, ma nemmeno controlla perché non avvengano. E allora dov'è tutta questa moralizzazione a diverse velocità?
Chi delinque deve essere indagato, social o non social. Punto.
Se proprio, proprio il gestore del social ravvisa un reato lo denuncia alla magistratura, come qualsiasi altro cittadino.
Mi sbaglierò?!