Gli appelli al negoziato di intellettuali e diplomatici non colmano il vuoto della politica

Intellettuali e diplomatici oggi non più in servizio attivo hanno redatto nei giorni scorsi due bozze di programma tese a suggerire una road-map per portare al tavolo del negoziato russi e ucraini e scongiurare il proseguimento di un conflitto che vede già l’Europa come primo sconfitto. Manifesti di ispirazione diversa ma in molti punti convergenti.L’appello “Un negoziato credibile per fermare la guerra” si ispira alla necessità di scongiurare una “apocalisse nucleare” evidenziando che “l’atomica è già stata usata e non è impossibile che si ripeta”. Ponendosi l’obiettivo di “offrire uno scenario credibile a una volontà razionale di pace per chiudere questo conflitto”, l’appello valuta che si tratta di “un conflitto che non può avere la vittoria tutta da una parte e la sconfitta tutta dall’altra. Tutti gli attori in conflitto, quelli che stanno sul teatro di guerra e quelli che l’alimentano o non lo impediscono, ne devono essere consapevoli”.

Questi i punti proposti su cui imbastire un’ipotesi di negoziato:
1) neutralità di un’Ucraina che entri nell’Ue, ma non nella Nato, secondo l’impegno riconosciuto, anche se solo verbale, degli Usa alla Russia di Gorbaciov dopo la caduta del Muro e lo scioglimento unilaterale del Patto di Varsavia;
2) concordato riconoscimento dello status de facto della Crimea, tradizionalmente russa e illegalmente “donata” da Krusciov alla Repubblica Sovietica Ucraina;
3) autonomia delle regioni russofone di Lugansk e Donetsk entro l’Ucraina secondo i Trattati di Minsk, con reali garanzie europee o in alternativa referendum popolari sotto la supervisione Onu;
4) definizione dello status amministrativo degli altri territori contesi del Donbass per gestire il melting pot russo-ucraino che nella storia di quelle regioni si è dato ed eventualmente con la creazione di un ente paritario russo-ucraino che gestisca le ricchezze minerarie di quelle zone nel loro reciproco interesse;
5) simmetrica de-escalation delle sanzioni europee e internazionali e dell’impegno militare russo nella regione;
6) piano internazionale di ricostruzione dell’Ucraina.

I firmatari definiscono questi “punti di partenza per un cessate il fuoco” simili peraltro a quelli proposti dal miliardario Elon Musk e da tempo sollecitati da Henry Kissinger mentre sul piano concreto Putin sembra disposto a negoziare sulla base dell’ornai proclamata annessione delle quattro regioni in buona parte sotto il controllo delle sue truppe, opzione respinta decisamente sa Kiev. Molta attenzione ha suscitato anche l’appello per l’avvio di negoziati per la pace in Ucraina promosso con una lettera aperta da un gruppo di oltre quaranta diplomatici italiani non più in servizio. Si tratta di ex ambasciatori che hanno ricoperto importanti ruoli internazionali, come nel caso di Antonio Armellini, Maria Assunta Accili, Rocco Cangelosi, Paolo Foresti, Armando Sanguini, Riccardo Sessa, Domenico Vecchioni. Diplomatici esperti che nel documento richiamano il rischio di un’azione nucleare russa a cui la Nato risponderebbe con il rischio concreto che la crisi sfoci in uno scontro nucleare. I firmatari rilevano inoltre che dopo 8 mesi di guerra “le posizioni di entrambe le parti si sono irrigidite. I falchi russi chiedono un utilizzo della forza senza remore, fino all’uso dell’arma nucleare tattica, ma anche nel campo occidentale molteplici sono le pulsioni per una continuazione del conflitto fino alla resa totale di Mosca. Un tale scenario apocalittico fa orrore”.

La proposta si compone di 3 punti su cui imbastire un cessate il fuoco e poi l’avvio immediato di negoziati tra le parti:
1) simmetrico ritiro delle truppe russe dall’Ucraina e delle sanzioni occidentali alla Russia;
2) definizione della neutralità dell’Ucraina sotto tutela dell’Onu; (1/2)

3 comments

Sauro Marchetti
Suvvia queste erano ( ovvie) "concessioni" "natoiste" che andavano SOTTOSCRITTE prima del 22-2-2222, con i vari "Minsk" come la russia ha sempre chiesto per 8 anni .Adesso invece significherebbero solo una "concessione" della russia alla NATO ( di cui OVVVIAMENTE nessun può più fidarsi ) . Ormai "il responso verrà dalle armi "e questi " cervelloni" dovevano " appellarsi" ( ai loro PADRONI) PRIMA della "fatidica data".
Sono proposte tardive e inaccettabili per la Russia, anche perché limitate all'Ucraina: oramai la Russia punterà a una ridefinizione dell'assetto dell'Europa, creando una "fascia di sicurezza" ottenuta smilitarizzando non solo l'Ucraina ma anche le repubbliche baltiche e la Finlandia e facendo arretrare non solo la NATO ma anche la UE...
I russi sanno bene di non potersi fidare nè della UE nè della Nato. Ormai è tardi e non si torna indietro.