Fu la guerra di una generazione ignara, ed appunto l'ancora intatta credulità dei popoli nella unilaterale giustizia della propria causa costituì il più grave pericolo. A poco a poco in quelle prime settimane di guerra del 1914 diventò impossibile scambiare una parola ragionevole con qualcuno. Anche i più pacifici e bonari erano presi dall'ebbrezza del sangue. Amici sempre conosciuti come decisi individualisti ed anzi come anarchici intellettuali, si erano di colpo trasformati in patriotti fanatici e poi anche in annessionisti insaziabili.
Ogni conversazione si chiudeva con stolte frasi di questo genere: “Chi non sa odiare, non sa neppure veramente amare” od anche con volgari insinuazioni. Amici coi quali non avevo mai avuto dissensi, mi accusavano apertamente di non essere più austriaco e mi invitavano a passare in Francia o nel Belgio. Essi insinuavano persino che in realtà sarebbe stato dovere portare a conoscenza delle autorità superiori idee come quella che la guerra sia un delitto, giacché i “disfattisti” - la bella parola era stata allora inventata in Francia - erano i peggiori delinquenti contro la patria.
Non rimaneva che una via: trarsi in disparte e tacere finché gli altri erano in preda alla febbre e alla furia. Non fu facile. Giacché l'esilio - io l'ho potuto imparare a sazietà - non è penoso come vivere soli in patria.”

Stefan Zweig - Il mondo di ieri (2 parte)

1 comment

Grande autore.. Purtroppo la sua profezia sul Brasile non si avvveró.. Aveva tutto per esser i nuovi usa