“L’individuo è l’ente sociale. La sua manifestazione di vita – anche se non appare nella forma immediata di una manifestazione di vita comune compiuta a un tempo con altri – è quindi una manifestazione e una affermazione della vita sociale”. Marx, con questo pensiero, compie quel passo successivo che Feuerbach non aveva concepito, aprendo la strada a un universo di considerazioni di ordine economico (nell’accezione marxiana di modo di produzione della vita e interazione con la natura) la cui valenza è sovrastorica. Vero è che la categoria dell’ente generico era stata postulata in qualche misura già da Aristotele (il noto ζῷον πολιτικόν) e trattata anche da Hegel, ma solo Marx la colloca correttamente nella dinamica della struttura economica storicamente data. In questo senso, argomenta Marx, si possono comprendere i modi dell’aggregazione sociale, a partire dalle organizzazioni tribali fino agli stati moderni. E quindi si può inferire, afferma György Lukács, che solo in una sistema complesso e avanzato della riproduzione della vita, in cui la divisone del lavoro è sospinta a livelli sempre più alti e articolati “il legame dei singoli individui con la propria essenza generica può anche andare perduto”. In sostanza compare una contraddizione, una frattura, tra l’individuo (necessariamente sociale) e la società. Insomma, il fondamento dell’individualismo (esistenzialista laico o teologico) nel sistema capitalistico è da ricercare in questa struttura. Per ora l’umanità registra un solo tentativo di superamento di questa contraddizione: l’esperienza del socialismo in Unione Sovietica. (Valter Rossi, facebook)

2 comments

Tentativo fallimentare direi
Alessandro
Vedere nel plumbeo Marx un progresso rispetto ad Aristotele (o persino a Hegel) dĂ  uno sprazzo di humour a una grigia serata.