Con la sostituzione della classe dirigente del paese orchestrata da Washington («fuck the Eu!» dirà la vice di Kerry, Victoria Nuland, intercettata mentre stabilisce al telefono la composizione del nuovo governo post-Janukovyč ) e con la trasformazione della Russia in avversario fisso, il sistema europeo perse nel 2014 il suo ultimo elemento di flessibilità, irrigidendo lo scontro in Europa tra due blocchi frontalmente contrapposti. Trasformando l’«identità» ucraina in principio di alterità e contrapposizione, anziché di tolleranza e apertura (come aveva suggerito Bush nel 1991). E avviando così il processo di disintegrazione del paese, con le proclamazioni di indipendenza delle regioni orientali e della Crimea, annessa poi alla Russia, e la guerra civile tra ucraini filorussi e ucraini filo-occidentali, costata secondo i dati delle Nazioni Unite oltre 14 mila morti tra 2014 e 2021. All’epoca Kissinger ammonì (Washington, prima che Kiev) che «se il destino dell’Ucraina è sopravvivere e prosperare, essa non può diventare l’avamposto militare dell’uno o dell’altro schieramento, ma deve invece trasformarsi in un ponte capace di unire, e non in un fossato creato per dividere. (…) Considerare l’Ucraina come parte del confronto Est-Ovest, spingendola a far parte della Nato, equivarrebbe ad affossare per decenni ogni prospettiva d’integrare la Russia e l’Occidente, e in particolare la Russia e l’Europa, in un sistema di cooperazione internazionale». Parole nel vuoto, avrebbe detto Adolf Loos, poiché l’intensità delle pressioni americane non si è fermata, anzi è cresciuta appellandosi pateticamente e irresponsabilmente al principio della «porta aperta», anche di fronte all’evidente rafforzamento della postura geopolitica della Russia di Putin, decisa ad arrestare la parabola verso l’irrilevanza strategica a cui Washington immaginava di poterla unilateralmente relegare. Rendendo non solo prevedibile, ma inevitabile il conflitto, largamente previsto da autorevoli politologi americani, tra cui lo stesso Kissinger (2014), Mearsheimer (2014) e Merry. (Mario Rossi, facebook)
Ancora si prendono a riferimento analisi di americani inglesi ed ebrei. La loro dottrina di dividere indebolire distruggere l'Europa tenendola lontana da Russia Aisa Cina Mediterraneo eo Africa è connaturata nel loro DNA.
L’insolita prudenza, ripetuta anche di recente, sul dossier Ucraina di Kissinger, che è un vero e proprio mascalzone che dagli anni 70 ne ha combinate di tutti i colori, rende perfettamente l’idea di quale sia il casino nel quale ci siamo infilati…
mi colpisce piacevolmente la citazione di Adolf Loos “parole nel vioto”, fatta da Mario Rossi in questo suo scritto, poiché quello di Adolf Loos è un testo sulla filosofia del design, dell’architettura, e più in generale della creatività applicata alla società ed alla vita di ogni giorno… un testo studiato prevalentemente da designers e architetti… ¡olé 💃🏽 il Mario Rossi! 👏🏽