OPINIONE COME CRIMINE (COSA POTREBBERO DIRE, OGGI, E LIBERAMENTE, FABRIZIO DE ANDRE' O GIORGIO GABER?)
A maggio del 2020 viene istituita dal Senato italiano una commissione contro le "fake news", termine inserito nello stesso contesto già nel 2017 e preceduto, nel 2016, da una proposta del Presidente dell'Antitrust di agire “contro la diffusione delle false notizie: serve una rete di organismi nazionali indipendenti ma coordinata da Bruxelles e modellata sul sistema delle autorità per la tutela della concorrenza, capaci di identificare le bufale online che danneggiano l’interesse pubblico, rimuoverle dal web e nel caso imporre sanzioni a chi le mette in circolazione”. Questa frase orwelliana racconta già come verrà organizzata, all'arrivo del momento critico (marzo 2020, in Italia), l'"informazione" ma anche la modifica del significato profondo del termine stesso. Sparisce innanzitutto il concetto di opinione: o dici il falso o dici il vero, e il vero viene stabilito da organizzazioni politiche facenti capo, nel caso nostro, all'Unione Europea. Vi fu un tempo in cui differenti fazioni o partiti (cioé; "di parte") avevano opinioni, e di conseguenza diffondevano "notizie" contrastanti, se non opposte. Si chiamava "democrazia". Il gioco, alla fine, è stato quello di trasformare il concetto di opinione (per forza di parte) in notizia, dunque in qualcosa di oggettivo e penalmente perseguibile. Tirando le somme, chi non segue il pensiero deciso dalle istituzioni è fuorilegge. Oggi, l'anarchico Fabrizio De Andrè sarebbe un fuorilegge... Non è difficile seguire questo processo: basta leggere i documenti relativi e per questo metto qua sotto il dossier del Servizio studi dell'A.S. n. 1900 del settembre 2020, a mo' di esempio riassuntivo. Quello che vorrei condividere è che la libertà di opinione è diventata un crimine che pure viene perseguita in modo spesso sottile: ossia escludendo dal gioco chi non si conforma al pensiero governativo. E maggior risonanza ha chi "pensa altrimenti" maggiore è la sua esclusione dal sistema dell'informazione. L'informazione ufficiale (quella che dice "il Vero" ossia l'unica legale) ha le sue ammiraglie: RAI, MEDIASET, CORRIERE DELLA SERA, REPUBBLICA e IL FATTO QUOTIDIANO. Ho scritto "informazione": termine (insisto) che è stato reso intercambiambile con "opinione" per i motivi spiegati sopra. E difatti, chi oggi ha un pensiero che non sia quello sancito da Bruxelles è, potenzialmente, un criminale. Resta il giochetto patetico e deprimente della "libera stampa": i cosiddetti "giornali di opposizione" che esistono e possono esistere proprio perchè "inscenano" un'opposizione che non è tale: IL GIORNALE, LIBERO e gli altri quotidiani che in altri tempi rappresentavano il gioco delle parti sono sostanzialmente omologati al pensiero (all'opinione, all'informazione) "legale" salvo le convenzionali e ben note caratterizzazioni che, di fondo, oppongono a superficiali "accogliamo gli immigrati" altrettanto superficiali "respingiamo gli immigrati" (è un esempio: gli argomenti sono tre o quattro ed è facile individuarli). Spesso si creano invece "non notizie", lontane da qualunque opinione possibile, come l'enorme spazio dedicato nelle scorse settimane al dissidio Grillo-Conte, di cui mi chiedo chi potesse essere interessato. Ben altre e capitali questioni, sulle quali ci giochiamo la vita, sono esprimibili solo come e quando il Potere lo decide. Insomma, per chi la pensa diversamente ci sono quattro strade: 1) l'emarginazione, 2) il TSO 3) l'arresto 4) il suicidio (vedi il dottor De Donno).
Partito, più che di parte, significa una parte di un insieme. Democrazia (formale) non è mai esistita in Italia, trattasi di partitocrazia con ideologia socialdemocratica(democrazia materiale).