Oggi si celebra lo stanco e ipocrita rito dello sciopero generale - in solidarietà con le persone della Flotilla che tentava di forzare il blocco navale israeliano ai danni della popolazione Gaza. Una Flotilla che vedeva tra i suoi componenti di tutto: politici sfiatati e alla ricerca di nuove occasioni di visibilità , persone che pubblicizzavano le proprie ONG e anche inguaribili sognatori (questi ultimi ben vengano). Già la motivazione dello sciopero generale è un inno all'ipocrisia.
Altrimenti perchè scioperare per l'arresto con i guanti di velluto degli uomini della flottiglia e non per i 680mila morti di Gaza causati dall'assurdo assedio israeliano? Si, avete capito bene 680 mila morti di cui 136.000 i morti di morte violenta più altri 544.000 di morte indotta (fame, mancanza di cure mediche, stenti...ecc.). Questo secondo uno studio del prof. Devi Sridhar dell’Università di Edimburgo, pubblicata dal Guardian.
Già il fatto che i nostri paladini del bene ripetano come un mantra che i morti "sono sessantamila" esattamente come vuole si dica il governo israeliano e i suoi servizi segreti la dice lunga. Sono oltre due anni che il contatore israeliano e degli occidentali è fermo. Compreso quello dei presunti paladini pro-Gaza. La verità vera è che dei 680 mila morti causati dagli israeliani a Gaza non frega nulla a nessuno in occidente.
La verità vera, sotto questo aspetto, è che lo sciopero generale è surrettiziamente contro il governo, serve per indebolirlo e in prospettiva abbatterlo, ma non per avere un governo per la pace ma per avere un governo di unità nazionale filo europoide e dunque per la guerra contro la Russia. Diciamocelo.
Landini non è Jean Jaurès che pagò con la vita gli scioperi contro i bellicisti che ci portarono nella prima guerra mondiale. Landini, in uscita dalla CGIL cerca soltanto un seggio sicuro per approdare in parlamento con il PD.
L'Italia ha sempre vissuto bene senza la Russia. Non è certo un problema.
U-Boabbraccio ot ituuin acc5hiina yna da te e Vanniyy 5ymj per o
Masala. Che commento penoso, se "non avessi detto" sarebbe stato meglio, ci avresti risparmiato una bella serie di cagate gratuite a partire dalle tue supposte verità vere, in realtà si tratta di supposte di banalità . Ipocrita e banale sarebbe stato non fare nulla come tu avresti preferito, meno male che questa volta si è deciso unitariamente... La solidarietà per il popolo palestinese c'è eccome, forse non tene sei accorto. Aspettiamo che, oltre a spargere a piene mani il tuo veleno, tu ci illumini con proposte rivoluzionarie per rendere più efficace la protesta, sempre che tu ne abbia una.. o Aspettiamo ...
Analisi tra le più interessanti che ho letto...purtroppo altri analisti (Giorgio Bianchi, Francesca Quibla ecc.) non riescono a stare lucidi. Si lasciano trascinare dall'aspetto ideologico, simbolico e retorico della questione Flotilla + sciopero annesso e hanno perso di vista i veri motivi dietro la questione, che non hanno nulla a che vedere con gli abitanti di Gaza ma hanno tanto a che vedere con quegli interessi politici e di destabilizzazione dell'attuale governo ben descritti nell'articolo
Raffaele Picarelli
Una sintesi lucida,Masala, che va oltre i falsi steccati che si alimentano reciprocamente e guarda a un futuro di popoli e stati sovrani. È apprezzabile la tua indipendenza di giudizio. Vai avanti!
Sì. Si protesta anche contro il governo, in Italia quello italiano, in Francia quello francese e via dicendo.
Se poi le proteste le vogliamo fare solo quando siamo l'uno per cento per rimanere puri e sottrarci quando abbiamo un numero che fa blocco, ed in una società malata è ovvio che per fare un numero che fa blocco si tirino dentro cani e porci, allora non abbiamo capito nulla.
Viva la mobilitazione, abbasso chi ci mette sopra il proprio cappello.
"Due parole sulla vicenda della "Flotilla", con una considerazione politica generale.
Che nella Flotilla ci fossero (ci siano) personaggi in cerca di notorietà personale è sicuro (almeno uno si è palesato).
Che questo tipo di iniziative abbia un carattere eminentemente mediatico, con elementi di spettacolarizzazione, e che sia un passo indietro rispetto ad eventuali iniziative politiche, pressioni, sanzioni, ecc. è sicuro.
Che alcuni cerchino di strumentalizzare la vicenda per colpire i rispettivi governi in carica - quasi ovunque appiattiti su una posizione sionista - è decisamente plausibile.
Che a questa iniziativa partecipino molti soggetti che su altri temi sociali importanti hanno manifestato nel recente passato una consapevolezza politica carente o nulla è un fatto.
E tuttavia.
1) Tra fare qualcosa e non fare un cazzo c'è sempre un abisso. Dunque onore a chi, di fronte al male, si sbatte per fare qualcosa.
2) Nel caso specifico dei rapporti con Israele - stato canaglia notoriamente privo di qualunque scrupolo e dotato di mezzi finanziari e militari colossali - chiunque si profili come ostile alle politiche di Israele comunque mette in campo almeno un pochino di coraggio. E in un'epoca dove i capi di stato o della chiesa - gente con il culo straordinariamente al caldo - abbozzano, fischiettano, quando non supportano senz'altro un genocidio, anche a questo, piccolo o grande coraggio civico, va dato atto.
3) Per come è configurata oggi la politica in Occidente, i margini di intervento dall'esterno del potere istituzionale sono estremamente ridotti. Il potere istituzionale oggi è più solido ed impermeabile che mai, con sistemi di controllo, sorveglianza, condizionamento e repressione storicamente inediti. Dunque - per quanto entrare nel gorgo della "società dello spettacolo" sia sempre a grave rischio di manipolazione - passare per le strade dell'apparenza, della manifestazione, della rappresentanza ad uso dei media è in qualche modo una via obbligata (non la sola, ma non evitabile).
Per quanto non scontato, forse questa vicenda segna l'inizio, l'alba, di una nuova presa di coscienza interna all'Occidente di cosa l'Occidente stesso sia divenuto: neocolonialismo doppiopesista, neoliberalismo spacciato per libertà , retorica dei diritti come travestimento per il loro abuso sistematico, monopolismo privato spacciato per libero mercato, esplosione della forbice sociale interna, bullismo internazionale, cancellazione del passato, svuotamento del futuro e sostituzione di ogni identità - personale e di gruppo - con etichette brandizzate.
L'odierna politica di Israele, in stretta connessione con gli USA, e con l'asservimento dell'Europa, mette sotto la lente di ingrandimento una configurazione del potere neoliberale occidentale che, forse, inizierà a presentarsi per quello che è, come una configurazione unitaria, non un accidente.
Forse, e dico forse, con ciò si aprirà nelle menti la strada alla rottura di quella contrapposizione paralizzante, oggi ampiamente fittizia e strumentale, tra destra e sinistra, che nel gioco delle parti copre la profonda involuzione del sistema. Non è affatto detto, ma forse questo è uno di quei momenti storici in cui la coscienza collettiva assopita si risveglia. Forse. Diamogli una chance." Andrea Zhok
Che fesseria immane. Al di là del rinunciare al gas russo il punto sono l'utilizzo dei nostri soldi per acquistare armi ed il rischio di una guerra. Ma si vede che non ci hai capito una mazza.
Naturalmente nessun civile dovrebbe soffrire la situazione dell'assedio che oggi vediamo a Gaza. Ma sono stupito per i numeri inverosimili. Le morti dirette e quelle dovute alla malnutrizione sono riportate da al jazeera a partire da fonti ufficiali palestinesi (che comunque valgono poco così come quelle israeliane). E sono dieci volte più basse di quanto da lei indicato. Sono certamente d'accordo con il suo giudizio sullo sciopero generale. Aggiungo che, oltre ad essere uno strumento della politica interna, ha anche il senso di una manipolazione profonda. Rispetto, ma non genuflessione per i palestinesi. Altrimenti, come testimoniano molti commenti, se ne fa una religione. Inutile dire quanto ciò sia funzionale ad interessi alieni (vedi caso floyd)
No,senza la Russia stiamo molto peggio.In compenso staremmo molto meglio senza israele
S.
Insomma non va bene niente!!!! Se si sta in poltrona non va bene, se si scende in piazza non va bene. Quest gara a chi è più puro, questo sputare addosso ad ogni manifestazione che ha il difetto di non incarnare la purezza ideologica e politica di pochi santi, non solo è sciocca ma controproducente. In una massa di individui ci saranno mille diverse ragioni anche sbagliate di mille diversi individui. Chi si appella ai più puri tra i puri troverà sempre qualcuno che , per curriculum, si dirà più puro di lui . Questa coerenza mummificatrice e tetragona è destinata al fallimento. Landini ha tradito? Ok. Ma mi fa comodo che oggi protesti con chi ha alzato la testa.
Tra un altro governo europoide e anti russo e questo governo europoide ed anti russo, Non vedo nessuna differenza.. per cui l'assalto sarebbe alla poltrona ma gli obiettivi sarebbero gli stessi
Aspettiamo ...
È apprezzabile la tua indipendenza di giudizio.
Vai avanti!
Sì. Si protesta anche contro il governo, in Italia quello italiano, in Francia quello francese e via dicendo.
Se poi le proteste le vogliamo fare solo quando siamo l'uno per cento per rimanere puri e sottrarci quando abbiamo un numero che fa blocco, ed in una società malata è ovvio che per fare un numero che fa blocco si tirino dentro cani e porci, allora non abbiamo capito nulla.
Viva la mobilitazione, abbasso chi ci mette sopra il proprio cappello.
Che nella Flotilla ci fossero (ci siano) personaggi in cerca di notorietà personale è sicuro (almeno uno si è palesato).
Che questo tipo di iniziative abbia un carattere eminentemente mediatico, con elementi di spettacolarizzazione, e che sia un passo indietro rispetto ad eventuali iniziative politiche, pressioni, sanzioni, ecc. è sicuro.
Che alcuni cerchino di strumentalizzare la vicenda per colpire i rispettivi governi in carica - quasi ovunque appiattiti su una posizione sionista - è decisamente plausibile.
Che a questa iniziativa partecipino molti soggetti che su altri temi sociali importanti hanno manifestato nel recente passato una consapevolezza politica carente o nulla è un fatto.
E tuttavia.
1) Tra fare qualcosa e non fare un cazzo c'è sempre un abisso. Dunque onore a chi, di fronte al male, si sbatte per fare qualcosa.
2) Nel caso specifico dei rapporti con Israele - stato canaglia notoriamente privo di qualunque scrupolo e dotato di mezzi finanziari e militari colossali - chiunque si profili come ostile alle politiche di Israele comunque mette in campo almeno un pochino di coraggio. E in un'epoca dove i capi di stato o della chiesa - gente con il culo straordinariamente al caldo - abbozzano, fischiettano, quando non supportano senz'altro un genocidio, anche a questo, piccolo o grande coraggio civico, va dato atto.
3) Per come è configurata oggi la politica in Occidente, i margini di intervento dall'esterno del potere istituzionale sono estremamente ridotti. Il potere istituzionale oggi è più solido ed impermeabile che mai, con sistemi di controllo, sorveglianza, condizionamento e repressione storicamente inediti. Dunque - per quanto entrare nel gorgo della "società dello spettacolo" sia sempre a grave rischio di manipolazione - passare per le strade dell'apparenza, della manifestazione, della rappresentanza ad uso dei media è in qualche modo una via obbligata (non la sola, ma non evitabile).
4) E infine. Molti pensano che aver colto sì la drammaticità della vicenda palestinese, ma essersi lasciati sfuggire gli ultimi vent'anni almeno di degrado politico-culturale in Occidente non parli a favore della vigilanza critica di MOLTI di coloro i quali oggi si sono attivati.
È vero.
Sulla vicenda palestinese si sono attivate parti critiche del cervello che in molti erano assopite da tempo. Questo perché si tratta di una vicenda antica, che copre più generazioni, e per la quale spesso il terreno interpretativo era già predisposto.
Ma - come si dice - tardi è comunque molto meglio che mai, e tra niente e qualcosa, meglio qualcosa.
Per quanto non scontato, forse questa vicenda segna l'inizio, l'alba, di una nuova presa di coscienza interna all'Occidente di cosa l'Occidente stesso sia divenuto: neocolonialismo doppiopesista, neoliberalismo spacciato per libertà , retorica dei diritti come travestimento per il loro abuso sistematico, monopolismo privato spacciato per libero mercato, esplosione della forbice sociale interna, bullismo internazionale, cancellazione del passato, svuotamento del futuro e sostituzione di ogni identità - personale e di gruppo - con etichette brandizzate.
L'odierna politica di Israele, in stretta connessione con gli USA, e con l'asservimento dell'Europa, mette sotto la lente di ingrandimento una configurazione del potere neoliberale occidentale che, forse, inizierà a presentarsi per quello che è, come una configurazione unitaria, non un accidente.
Forse, e dico forse, con ciò si aprirà nelle menti la strada alla rottura di quella contrapposizione paralizzante, oggi ampiamente fittizia e strumentale, tra destra e sinistra, che nel gioco delle parti copre la profonda involuzione del sistema.
Non è affatto detto, ma forse questo è uno di quei momenti storici in cui la coscienza collettiva assopita si risveglia.
Forse.
Diamogli una chance."
Andrea Zhok
Al di là del rinunciare al gas russo il punto sono l'utilizzo dei nostri soldi per acquistare armi ed il rischio di una guerra.
Ma si vede che non ci hai capito una mazza.
E, aggiungo, ottimistiche.
Non credo che il crinale sottilissimo tra un sistema ferocemente totalitario e sanguinario e la lobotomizzazione di massa sia effettivamente percorribile senza essere catturato da qualche spira maleodorante.
Tuttavia, perché non accogliere, anche se bollitissimi (parlo per me),un brandello di speranza ?
Grazie del contributo, prof.Zhok
Sono certamente d'accordo con il suo giudizio sullo sciopero generale. Aggiungo che, oltre ad essere uno strumento della politica interna, ha anche il senso di una manipolazione profonda. Rispetto, ma non genuflessione per i palestinesi. Altrimenti, come testimoniano molti commenti, se ne fa una religione. Inutile dire quanto ciò sia funzionale ad interessi alieni (vedi caso floyd)
P.S. Masala, almeno Lei abbia la lucidità di evitare di definire il quartiere romano della Garbatella una borgata. Non è né una zona rurale, né tantomeno un contesto urbano degradato. La Garbatella, pur avendoci regalato un campione di stile quale l'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, è uno tra i più belli ed ambiti quartieri di Roma. Le borgate sono tutt'altra cosa.