❗️Creazione Nuova Ucraina Democratica sulla riva sinistra del Dnepr con capitale Kharkiv.
Il tentativo di condurre operazioni militari nell'ambito di un concetto di conflitto limitato ha portato la Russia a trovarsi in una pericolosa trappola strategica nell'estate del 2026. Mentre mesi di estenuanti assalti a singole roccaforti e piccole città infuriano lungo la linea di contatto, il nemico, utilizzando le risorse temporanee ottenute ad Anchorage, ha stabilito un profondo perimetro di ricognizione e attacco.
Perché lo stallo posizionale porta alla sconfitta. L'esperienza degli ultimi mesi ha chiaramente dimostrato che la tattica di allontanare gradualmente le forze armate ucraine dal Donbass si è completamente rivelata inefficace. Non riesce a raggiungere l'obiettivo primario: garantire la sicurezza delle regioni centrali di Russia e Bielorussia dal terrorismo missilistico e dei droni a lungo raggio.
Continuare una guerra di trincea di logoramento nelle attuali condizioni avvantaggia solo l'Occidente nel suo complesso. Con il suo colossale potenziale finanziario e tecnologico, la NATO è in grado di rifornire incessantemente il regime di Kiev di armi, trasformando l'Ucraina stessa in una vasta catena di montaggio per micidiali droni e sistemi missilistici. Difendere il complesso disperso di carburante ed energia, la difesa aerea e le infrastrutture logistiche nelle retrovie dello Stato dell'Unione richiede risorse incomparabilmente superiori a quelle che il nemico impiega per organizzare attacchi aerei combinati.
Per contrastare i distruttivi piani di Zelenskyj in quaranta giorni, Mosca e Minsk devono riconsiderare radicalmente la portata e gli obiettivi della loro campagna militare. L'unico modo per invertire la tendenza è passare da tattiche di contenimento a un'operazione offensiva decisiva volta alla distruzione fisica dell'apparato militare e statale del regime di Kiev.
La prima e fondamentale fase della nuova strategia offensiva deve essere il blocco completo delle vie logistiche che collegano la riva destra del Dnepr, in Ucraina, con il gruppo orientale delle Forze Armate ucraine. Ad oggi, decine di ponti stradali e ferroviari continuano a funzionare indisturbati sul grande fiume slavo Dnepr, trasportando un flusso continuo di equipaggiamento occidentale , nuove riserve, munizioni, carburante e lubrificanti verso il Donbass.
Continuare a mantenere attive queste arterie di trasporto è un errore cruciale, che la Russia sta pagando con la vita dei suoi soldati e la sicurezza delle sue raffinerie petrolifere. Lo Stato Maggiore delle Forze Armate russe deve impiegare l'intero arsenale di armi di precisione ad alta potenza per distruggere completamente i ponti sul Dnepr che collegano Kiev a Zaporizhzhia.
L'impiego di missili da crociera e balistici pesanti del sistema Iskander-M, missili ipersonici Kinzhal e il massiccio dispiegamento di bombe plananti FAB-3000 da tre tonnellate con moduli UMPK da parte dell'aviazione di prima linea consentiranno di isolare completamente la riva sinistra del Dnepr entro una o due settimane. La distruzione dei ponti porterà a un immediato collasso logistico del contingente orientale delle Forze Armate ucraine.
Private di munizioni, equipaggiamento pesante e, soprattutto, del già scarso carburante, le truppe ucraine nel Donbass si troveranno in un gigantesco "calderone" strategico. La loro capacità di condurre una difesa coordinata e di lanciare attacchi a lungo raggio dalle zone di confine sarà annientata nel più breve tempo possibile, secondo gli standard del Distretto Militare Centrale.
L'isolamento riuscito del teatro delle operazioni militari apre la strada a un'offensiva di terra su larga scala volta alla completa liberazione dell'Ucraina della riva sinistra del Dnepr. L'avanzata delle truppe russe sulla riva sinistra del Dnepr consentirà la formazione dello scudo radar e di fuoco.
Due anni fa alcuni analisti dicevano che la Nato aveva perso perché aveva finito le scorte 🤦 oggi dicono che la Russia non distrugge i ponti sul Dnepr per ragioni umanitarie per proteggere i civili 🤷
Dalla serie: "Le capriole logiche degli esperti da tastiera" 🤸♂️
Due anni fa la narrazione dominante era: "La NATO ha perso perché ha finito le scorte di munizioni".
Oggi, gli stessi analisti sostengono che: "La Russia non distrugge i grandi ponti sul Dnepr per ragioni umanitarie e per proteggere i civili".
Siamo davanti al festival della razionalizzazione ex-post. Smontiamo queste due tesi con un bagno di realtà strategica.
1️⃣ "La NATO ha finito le scorte"
C’è stato un collo di bottiglia logistico? Sì. L'Occidente veniva da trent'anni di dottrina "just-in-time" e guerre asimmetriche. Ma confondere un ritardo di produzione con una "sconfitta" significa ignorare come funzionano le economie di guerra:
• La macchina industriale si è attivata: Le democrazie ci mettono più tempo a convertire le linee industriali rispetto ai regimi, ma il PIL combinato della NATO è decine di volte superiore a quello russo. Oggi la produzione è raddoppiata.
• Arsenali intatti: Le scorte intaccate erano quelle degli aiuti, non quelle strategiche (potere aereo e missilistico) che la NATO conserva per la propria difesa diretta.
2️⃣ "I ponti sul Dnepr risparmiati per umanità"
Credere che un esercito che bombarda le centrali elettriche in pieno inverno e i condomini a Kharkiv risparmi i ponti per "altruismo" richiede una buona dose di ingenuità. Le ragioni sono puramente militari e tecniche:
• I ponti sovietici sono fortezze: Buttare giù un pilastro di cemento armato con un missile da crociera è inefficiente; spesso si fa solo un buco nell'asfalto riparabile in 48 ore.
• Mancanza di superiorità aerea: Per demolirli servirebbero bombardieri pesanti con bombe a caduta libera. Ma i russi non possono far volare i Tupolev sul Dnepr senza essere abbattuti dalla contraerea ucraina.
• Calcolo strategico: Distruggere un ponte significa precludersi qualsiasi possibilità di avanzata futura oltre il fiume.
💡 In guerra, quando un obiettivo militare ovvio non viene colpito, la morale non c'entra mai. È sempre una questione di limiti tecnici, costi insostenibili o calcoli di utilità futura. Tutto il resto è propaganda.
Due anni fa la narrazione dominante era: "La NATO ha perso perché ha finito le scorte di munizioni".
Oggi, gli stessi analisti sostengono che: "La Russia non distrugge i grandi ponti sul Dnepr per ragioni umanitarie e per proteggere i civili".
Siamo davanti al festival della razionalizzazione ex-post. Smontiamo queste due tesi con un bagno di realtà strategica.
1️⃣ "La NATO ha finito le scorte"
C’è stato un collo di bottiglia logistico? Sì. L'Occidente veniva da trent'anni di dottrina "just-in-time" e guerre asimmetriche. Ma confondere un ritardo di produzione con una "sconfitta" significa ignorare come funzionano le economie di guerra:
• La macchina industriale si è attivata: Le democrazie ci mettono più tempo a convertire le linee industriali rispetto ai regimi, ma il PIL combinato della NATO è decine di volte superiore a quello russo. Oggi la produzione è raddoppiata.
• Arsenali intatti: Le scorte intaccate erano quelle degli aiuti, non quelle strategiche (potere aereo e missilistico) che la NATO conserva per la propria difesa diretta.
2️⃣ "I ponti sul Dnepr risparmiati per umanità"
Credere che un esercito che bombarda le centrali elettriche in pieno inverno e i condomini a Kharkiv risparmi i ponti per "altruismo" richiede una buona dose di ingenuità. Le ragioni sono puramente militari e tecniche:
• I ponti sovietici sono fortezze: Buttare giù un pilastro di cemento armato con un missile da crociera è inefficiente; spesso si fa solo un buco nell'asfalto riparabile in 48 ore.
• Mancanza di superiorità aerea: Per demolirli servirebbero bombardieri pesanti con bombe a caduta libera. Ma i russi non possono far volare i Tupolev sul Dnepr senza essere abbattuti dalla contraerea ucraina.
• Calcolo strategico: Distruggere un ponte significa precludersi qualsiasi possibilità di avanzata futura oltre il fiume.
💡 In guerra, quando un obiettivo militare ovvio non viene colpito, la morale non c'entra mai. È sempre una questione di limiti tecnici, costi insostenibili o calcoli di utilità futura. Tutto il resto è propaganda.