LA SINDROME DI BABELE

  Per restituire il mondo alla sua impietosa illusione, alla sua irrimediabile indeterminazione, c’è una sola soluzione: la disinformazione, la deprogrammazione, lo scacco alla perfezione. Ci siamo avvicinati molto al delitto perfetto con la costruzione della torre di Babele. Fortunatamente, Dio è intervenuto disperdendo le lingue e seminando la confusione tra gli uomini. La dispersione delle lingue, infatti, è un disastro solamente dal punto di vista del senso e della comunicazione. Dal punto di vista del linguaggio stesso, della ricchezza e della singolaritĂ  del linguaggio, è una benedizione del cielo - contro la segreta intenzione di Dio, che era di punire gli uomini; ma chissĂ , forse era un’astuzia dell’Onnipotente.

Le lingue sono così belle, tutte senza eccezione, solamente per il fatto che sono incomparabili, irriducibili l’una all’altra. E’ mediante questa distinzione che esercitano la loro seduzione, è mediante questa alterità che sono profondamente complici. La vera maledizione si ha quando siamo condannati alla programmazione universale della lingua. Finzione democratica della comunicazione, in cui si riconcilierebbero tutte le lingue all’ombra del senso e del buon senso. Finzione dell’informazione, di una forma universale di trascrizione che annulla il testo originale. Con i linguaggi virtuali stiamo inventando l’Antibabele, la lingua universale, la vera Babilonia, in cui tutte le lingue sono confuse e prostituite le une con le altre. Autentico prossenetismo della comunicazione, che si oppone all’illusione magica dell’alterità.

Infettato da questo virus della comunicazione, il linguaggio stesso è vittima di una patologia virale. Certamente, esso soffre tradizionalmente di retorica, di vuotaggine, di logorrea, di tautologia, come un corpo può soffrire di attacchi meccanici e organici - anche il segno può essere malato, ma mantiene comunque la sua forma, e un’analisi critica e clinica può sempre ristabilire le condizioni della sua buona forma. Con i linguaggi virtuali, invece, non abbiamo più una patologia tradizionale della forma, abbiamo una patologia della formula, di un linguaggio destinato a comandi operativi semplificati: cibernetico.

La sindrome di Babele
Il delitto perfetto
Jean Baudrillard

1 comment

Walter Tonietti
Pretendere che tutti parlino la stessa lingua (il sogno globalista) significa impoverire il linguaggio.
Esempio "children" che indica, nel linguaggio internazionale, i soggetti in l'etĂ  #pediatrica, che va da zero a 18 anni.
Quante sfumature ha la lingua italiana per dare un nome ad ogni fase dell'etĂ  pediatrica?

Neonato, infante, bambino, ragazzino, preadolescente, ragazzo etc