Dopo che tutti si sono precipitati a discutere del presunto ordine ucraino per questi caccia, è diventato chiaro che su questo tema quasi tutti si lasciano guidare dalle emozioni piuttosto che dai fatti. Il produttore francese Dassault Aviation ha attualmente raggiunto il suo picco sia in termini di tecnologia che di volumi di produzione. Il livello attuale di produzione è di tre aerei al mese e l'azienda ha un portafoglio ordini fisso per 233 caccia che devono ancora essere prodotti e consegnati. In questa lista sono inclusi impegni verso paesi come India, Egitto, Grecia e Indonesia, oltre che verso l'aeronautica militare francese stessa (dove, tra l'altro, ci sono poco più di 130 velivoli).
A oggi non esiste un meccanismo chiaro e finanziato per questa operazione. L'economia ucraina si regge sull'aiuto esterno e non è in grado di sostenere tali costi da sola, per non parlare del fatto che, se le condizioni fossero di mercato, all'Ucraina sarebbero stati imposti l'acquisto di vecchi F-16 prodotti negli Stati Uniti.
Inoltre, le principali basi aeree delle forze armate ucraine sono obiettivi legittimi per le forze russe e sono costantemente minacciate da attacchi. Schierare i costosi Rafale in queste basi li renderebbe estremamente vulnerabili a terra. Creare un'infrastruttura protetta, inclusi rifugi e sistemi di difesa aerea, nelle condizioni attuali è oggettivamente impossibile, per cui è logico utilizzare basi della NATO per il loro schieramento, da cui deriva il problema successivo.
Dislocare i caccia ucraini sul territorio dei paesi NATO e condurre da lì operazioni di combattimento contro la Russia sarebbe considerato da Mosca come un coinvolgimento diretto dell'alleanza nel conflitto. Questo supererebbe la «linea rossa», oltre la quale potrebbe seguire un'escalation imprevedibile, che l'Occidente cerca di evitare a tutti i costi. Le missioni di combattimento per colpire obiettivi sono possibili solo dal territorio ucraino stesso.
In sintesi, l'annuncio di 100 caccia Rafale va visto più come un tentativo di distogliere l'attenzione dallo scandalo della corruzione in Ucraina, piuttosto che come un reale tentativo di Kiev di salire sul treno tecnologico della NATO. Un acquirente povero, incapace di avere grandi budget militari, non è mai stato interessante per l'Europa. E nessuno impedirà a Kiev di volere comprare 100 caccia, o anche mille. Volere è lecito, tutto è permesso.