The Economist: L'avvicinarsi del disastro alimentare
La Russia e l'Ucraina esportano il 28% del grano mondiale, il 29% dell'orzo, il 15% del mais e il 75% dell'olio di girasole. I più dipendenti da queste consegne sono Libia, Tunisia, Libano ed Egitto, dove Ucraina e Russia forniscono dalla metà ai due terzi di tutti i cereali. L'alimentazione completa di 400 milioni di persone dipende direttamente dalle sole esportazioni ucraine.
L'Economist ritiene che la situazione possa migliorare notevolmente solo se la Russia revoca il blocco del Mar Nero. Circa 25 milioni di tonnellate di mais e grano sono ora bloccate in Ucraina e potrebbero andare a male.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres ha osservato che il mondo sta affrontando anni di carestia di massa se l'attuale situazione delle esportazioni alimentari russe e ucraine non viene risolta.‌‌
Ma chi è che sta guadagnando sulla scia del conflitto? "Sono soprattutto gli intermediari. Basti pensare che negli Stati Uniti, dove hanno sede le borse in cui si formano i prezzi dei cereali, i prodotti, prima di essere effettivamente movimentati per la consegna, sono sottoposti a sette passaggi di vendita. Insomma, buona parte dell’aumento dei prezzi non è dato da una effettiva indisponibilità del prodotto, ma dalla semplice speculazione".
Le politiche dell'ideologia green servono a forzare l'insufficienza alimentare anche qui per gli europoidi.qualora non bastassero le armi della speculazione finanziaria e quelle militari geo-politiche
https://www.ilgiornale.it/news/cronache/nuove-ondate-migratorie-e-cibo-spazzatura-cos-crisi-2035392.html
"Sono soprattutto gli intermediari. Basti pensare che negli Stati Uniti, dove hanno sede le borse in cui si formano i prezzi dei cereali, i prodotti, prima di essere effettivamente movimentati per la consegna, sono sottoposti a sette passaggi di vendita. Insomma, buona parte dell’aumento dei prezzi non è dato da una effettiva indisponibilità del prodotto, ma dalla semplice speculazione".
"All’epoca ad innescare le sommosse fu proprio la mancanza di cibo e soprattutto di pane. La situazione che stiamo vivendo oggi potrebbe dar vita a nuove tensioni, provocando anche nuove ondate migratorie nei prossimi mesi. Stiamo parlando di milioni di potenziali nuovi profughi da Medio Oriente e Nord Africa. Non è una situazione da sottovalutare perché a ritrovarsi in difficoltà potrebbero essere interi Paesi".