via da Kabul, prossima fermata: Cina
L’invasione americana dell’Afghanistan, nell’ottobre 2001, lanciata con il pretesto di rappresaglia per gli attentati dell’11 settembre, era stata preparata ben prima. L’obiettivo strategico della guerra non era la distruzione di Al Qaeda, un mostro alla Frankenstein creato dalla guerra orchestrata dall’intelligence Usa contro le forze sovietiche in Afghanistan, bensì intrapresa allo scopo di proiettare la potenza militare degli Stati Uniti nell’Asia centrale e meridionale, prendendo il controllo di un paese confinante non solo con le ex repubbliche sovietiche, ricche di petrolio del bacino del Caspio, ma anche con Cina e Iran.
Con lo slogan della “guerra al terrore”, Washington ha rivendicato il diritto di invadere qualsiasi paese che percepisse come una minaccia ai suoi interessi globali, estendendo la dottrina Monroe in ogni angolo del pianeta. A meno di due anni dall’invasione dell’Afghanistan, le truppe dell’impero hanno invaso l’Iraq inventandosi le famose “armi di distruzione di massa”. A consuntivo, si tratta di prendere atto di un fallimento strategico di dimensioni non minori di quanto avvenne in Vietnam. Ma non è senza uno scopo che avviene il ritiro dall’Afghanistan: non per porre fine alla più lunga e disastrosa guerra americana, ma per spostare risorse del Pentagono nel Mar Cinese Meridionale, nell’Europa orientale e nel Baltico. Il grande gioco continua e i soliti servi di scena obbediscono.
Dalla bacheca facebook di Mario Rossi

3 comments

E la volta che si fan male veramente la Cina e' un boccone da far strozzare anche il piu vorace crapulone
Monica Poppyfield
E' proprio cosi. Con la Cina avranno pane per i loro denti, ma tra gli ultras polacchi e i facinorosi baltici mi sento poco tranquilla
Soliti farabutti planetari. Hanno perso tutte le guerre intraprese negli ultimi tre quarti di secolo, contro Russia e Cina non si rialzeranno piĂą. Amen