Dobbiamo scendere in piazza. Se all'annuncio dell'ignobile lasciapassare non vi sarà una reazione forte, toccherà a noi organizzare una manifestazione di protesta, a Roma e in ogni altra città d'Italia.
La manifestazione dovrà essere priva di secondi fini, ovvero senza altre motivazioni che la promozione della disobbedienza civile e l'opposizione al delirio anti-scientifico e alle politiche distopiche e segregazioniste che stiamo per subire e che in parte abbiamo già subito. L'unica cosa di cui dobbiamo preoccuparci è di essere numerosi, uniti e rumorosi.
Va scelta una data agevole per chiunque, almeno per iniziare: direi un sabato pomeriggio o l'intera giornata della domenica. Ho scritto "almeno per iniziare" giacché è necessario abituarsi all'idea di manifestare più e più volte, e in varie forme. Sciopero generale, sciopero fiscale e blocco delle vie di comunicazione sono metodi da valutare con serietà.
Bisogna coinvolgere i gruppi Facebook (anche quelli della scuola, dato che i docenti saranno i prossimi a essere discriminati), i canali Youtube e i gruppi Telegram: Radio Radio, Byo Blu, Ragione Critica, Weltanschauung, Stop Green Pass, L'antidiplomatico, La fionda, Eventi avversi vaccino covid, Giubbe Rosse, Democrazia Giustizia e Libertà, Renovatio 21, i medici di Ippocrate, Terapie domiciliari Covid-19, i ViVi e così via. A essi va affiancato chiunque possa fare qualcosa per riunire gruppi di persone: non mi riferisco solo a persone note (l'avvocato Mauro Sandri, la Dottoressa Barbara Balanzoni, il Professor Paolo Bellavite e così via), ma anche e soprattutto ai profili Facebook che godono di un piccolo seguito e possono perciò contribuire alla causa.
Fate ciò che volete di questo post: condividetelo, apponete tag, coinvolgete chi potete coinvolgere. Segnalatemi in particolare i profili di persone che siano seguite da molti e che abbiano maturato dei dubbi sulla legittimità di quanto sta accadendo, di modo che io possa inserirli direttamente sul post anziché (soltanto) tra i commenti. Alcuni li inserisco già in questo momento, sperando che essi non abbiano di che ridire (nel qual caso rimuoveranno il tag e non ne avrò per questo).
I francesi si sono organizzati in poche ore, dobbiamo fare lo stesso. Preparatevi a fare la vostra parte e non sentitevi abbandonati. Ciascuno, nel suo piccolo, contribuisca come può: anche la grande Muraglia è stata costruita un mattone alla volta.
Quanto alle ragioni della manifestazione, ho pensato alle seguenti, e ve le propongo:
La ragione prima della manifestazione è l'abolizione totale - anche dal dibattito pubblico e mediatico - di qualsivoglia misura discriminatoria verso chi abbia liberamente scelto di non vaccinarsi o verso chi, pur volendo, non abbia potuto né possa farlo. Ciò, tra le altre cose, ci permetterà anche di essere vicini a quei medici e a quegli infermieri che sono stati già minacciati e sospesi dallo Stato e dalle regioni.
La ragione seconda della manifestazione è l'abolizione dall'agenda politica nazionale e mondiale di qualsiasi misura restrittiva nei confronti di persone perfettamente sane. Mai più lockdown, coprifuoco e qualsiasi forma di intollerabile sopruso altrimenti denominato. Mai più toni bellici usati verso i civili, mai più terrore negli anziani e nei bambini. Non siamo delle bestie, non accetteremo di essere nuovamente rinchiusi ai domiciliari: seppure dovesse coglierci una recrudescenza della pandemia, la affronteremo con condotte responsabili e senza panico. Non possiamo smettere di vivere per un virus.

9 comments

Maria Paola Rossi
Varese ci siamo
Tatacattiva
da un altro canale:
In piena franchezza, non serve più a nulla commentare la dittatura dilagante, le nuove uscite del potere, le esternazioni della propaganda, o fare le pulci alle statistiche, esprimersi sulle dichiarazioni di Tizio e le ricerche di Caio.
Siamo in piena guerra ibrida, assistiamo al sovvertimento del precedente assetto sociale, alla rapida colonizzazione di territori e popolazioni tramite armamenti soft.
L'unica via è la rivoluzione, nel senso di rivolgimento dello stato presente, con ogni mezzo possibile. Il parlamento è controllato e mero esecutore di ordini esterni, i tribunali ed il CSM sono marci e compromessi, i comandi militari continuano a non tradire gli interessi per cui lavorano, buona parte dei medici sono sotto ricatto e in numerosi casi incapaci di comprendere materie mediche che non sono di loro competenza e figuriamoci il politico, la stampa a portafoglio, non c'è speranza alcuna che provenga da queste istituzioni.
La lotta, nell'accezione di scontro fisico ed armato, è l'unica soluzione. Non le manifestazioni di volenterosi a cui viene inferta la buona vecchia terapia del manganello, ma sommovimenti popolari che entrano fin dentro ai palazzi e giustiziano i responsabili in piazza, attentati di ogni sorta nei più svariati campi, sequestri di persona e relative confessioni, omicidi individuali, occupazione di emittenti radiofoniche e televisive per cominciare a fare vero Broadcasting, occupazione di fabbriche, scuole, università, ospedali, istituzioni politiche e civili.
Il tempo della condivisione di informazioni è nato morto, troppo lo svantaggio, o si lotta fisicamente, si comincia a fare sul serio e si manda un chiaro messaggio a chi ancora è convinto di vivere in una democrazia e che si tratta di una emergenza temporanea e sanitaria o la partita è persa. Ogni giorno che passa vengono conquistati enormi bacini di libertà, siamo sulla via del non ritorno, del neo feudalesimo tecnocratico, della dittatura biodigitale. Il futuro che si profila all'orizzonte è un incubo totalitario, ancor più atroce dei regimi del passato perché globale e pubblico-privatizzato.
Che sia ben chiaro a chi non condivide la lotta come soluzione: questa è guerra a tutti gli effetti, una guerra nuova, ibrida, ma sempre di guerra si tratta. Il vocabolario utilizzato lo testimonia ed ora lo rimarca con sempre più ferocia. Quando si è attaccati e non ci sono vie di fuga restano solo due alternative, arrendersi e sopperire, reagire e lottare.
Quando leggo altrove "bisogna resistere", mi domando come diavolo hanno intenzione di farlo se non potranno più avere accesso a nulla, financo i beni e i servizi essenziali o lo stipendio. Finiremo con la coda tra le gambe e il cartello degli asini appeso al collo per il pubblico ludibrio.
Bisogna incontrarsi e strutturare reti di resistenza, abbracciare la consapevolezza della necessità della lotta, il coraggio della lotta, la strada della lotta.
Resta un solo strumento democratico, il più illustre: la ghigliottina.

Salute e libertà.
Anna Ascrizzi
Tatacattiva
da un altro canale: In piena franchezza, non serve più a nulla commentare la dittatura dilagante, le nuove uscite del potere, le esternazioni della propaganda, o fare le pulci alle statistiche, esprimersi sulle dichiarazioni di Tizio e le ricerche di Caio. Siamo in piena guerra ibrida, assistiamo al sovvertimento del precedente assetto sociale, alla rapida colonizzazione di territori e popolazioni tramite armamenti soft. L'unica via è la rivoluzione, nel senso di rivolgimento dello stato presente, con ogni mezzo possibile. Il parlamento è controllato e mero esecutore di ordini esterni, i tribunali ed il CSM sono marci e compromessi, i comandi militari continuano a non tradire gli interessi per cui lavorano, buona parte dei medici sono sotto ricatto e in numerosi casi incapaci di comprendere materie mediche che non sono di loro competenza e figuriamoci il politico, la stampa a portafoglio, non c'è speranza alcuna che provenga da queste istituzioni. La lotta, nell'accezione di scontro fisico ed armato, è l'unica soluzione. Non le manifestazioni di volenterosi a cui viene inferta la buona vecchia terapia del manganello, ma sommovimenti popolari che entrano fin dentro ai palazzi e giustiziano i responsabili in piazza, attentati di ogni sorta nei più svariati campi, sequestri di persona e relative confessioni, omicidi individuali, occupazione di emittenti radiofoniche e televisive per cominciare a fare vero Broadcasting, occupazione di fabbriche, scuole, università, ospedali, istituzioni politiche e civili. Il tempo della condivisione di informazioni è nato morto, troppo lo svantaggio, o si lotta fisicamente, si comincia a fare sul serio e si manda un chiaro messaggio a chi ancora è convinto di vivere in una democrazia e che si tratta di una emergenza temporanea e sanitaria o la partita è persa. Ogni giorno che passa vengono conquistati enormi bacini di libertà, siamo sulla via del non ritorno, del neo feudalesimo tecnocratico, della dittatura biodigitale. Il futuro che si profila all'orizzonte è un incubo totalitario, ancor più atroce dei regimi del passato perché globale e pubblico-privatizzato. Che sia ben chiaro a chi non condivide la lotta come soluzione: questa è guerra a tutti gli effetti, una guerra nuova, ibrida, ma sempre di guerra si tratta. Il vocabolario utilizzato lo testimonia ed ora lo rimarca con sempre più ferocia. Quando si è attaccati e non ci sono vie di fuga restano solo due alternative, arrendersi e sopperire, reagire e lottare. Quando leggo altrove "bisogna resistere", mi domando come diavolo hanno intenzione di farlo se non potranno più avere accesso a nulla, financo i beni e i servizi essenziali o lo stipendio. Finiremo con la coda tra le gambe e il cartello degli asini appeso al collo per il pubblico ludibrio. Bisogna incontrarsi e strutturare reti di resistenza, abbracciare la consapevolezza della necessità della lotta, il coraggio della lotta, la strada della lotta. Resta un solo strumento democratico, il più illustre: la ghigliottina. Salute e libertà.
Final
mente un'opposizione vera e senti
ta! Nel mio picco
lo cercherò di coinvolgere tutte le colle
ghe Docen
ti e gli impie
gati Voda
fone che conosco. Restiamo uniti e infor
mati@
Giorgio Ivan Marco Pisciotta
Tatacattiva
da un altro canale: In piena franchezza, non serve più a nulla commentare la dittatura dilagante, le nuove uscite del potere, le esternazioni della propaganda, o fare le pulci alle statistiche, esprimersi sulle dichiarazioni di Tizio e le ricerche di Caio. Siamo in piena guerra ibrida, assistiamo al sovvertimento del precedente assetto sociale, alla rapida colonizzazione di territori e popolazioni tramite armamenti soft. L'unica via è la rivoluzione, nel senso di rivolgimento dello stato presente, con ogni mezzo possibile. Il parlamento è controllato e mero esecutore di ordini esterni, i tribunali ed il CSM sono marci e compromessi, i comandi militari continuano a non tradire gli interessi per cui lavorano, buona parte dei medici sono sotto ricatto e in numerosi casi incapaci di comprendere materie mediche che non sono di loro competenza e figuriamoci il politico, la stampa a portafoglio, non c'è speranza alcuna che provenga da queste istituzioni. La lotta, nell'accezione di scontro fisico ed armato, è l'unica soluzione. Non le manifestazioni di volenterosi a cui viene inferta la buona vecchia terapia del manganello, ma sommovimenti popolari che entrano fin dentro ai palazzi e giustiziano i responsabili in piazza, attentati di ogni sorta nei più svariati campi, sequestri di persona e relative confessioni, omicidi individuali, occupazione di emittenti radiofoniche e televisive per cominciare a fare vero Broadcasting, occupazione di fabbriche, scuole, università, ospedali, istituzioni politiche e civili. Il tempo della condivisione di informazioni è nato morto, troppo lo svantaggio, o si lotta fisicamente, si comincia a fare sul serio e si manda un chiaro messaggio a chi ancora è convinto di vivere in una democrazia e che si tratta di una emergenza temporanea e sanitaria o la partita è persa. Ogni giorno che passa vengono conquistati enormi bacini di libertà, siamo sulla via del non ritorno, del neo feudalesimo tecnocratico, della dittatura biodigitale. Il futuro che si profila all'orizzonte è un incubo totalitario, ancor più atroce dei regimi del passato perché globale e pubblico-privatizzato. Che sia ben chiaro a chi non condivide la lotta come soluzione: questa è guerra a tutti gli effetti, una guerra nuova, ibrida, ma sempre di guerra si tratta. Il vocabolario utilizzato lo testimonia ed ora lo rimarca con sempre più ferocia. Quando si è attaccati e non ci sono vie di fuga restano solo due alternative, arrendersi e sopperire, reagire e lottare. Quando leggo altrove "bisogna resistere", mi domando come diavolo hanno intenzione di farlo se non potranno più avere accesso a nulla, financo i beni e i servizi essenziali o lo stipendio. Finiremo con la coda tra le gambe e il cartello degli asini appeso al collo per il pubblico ludibrio. Bisogna incontrarsi e strutturare reti di resistenza, abbracciare la consapevolezza della necessità della lotta, il coraggio della lotta, la strada della lotta. Resta un solo strumento democratico, il più illustre: la ghigliottina. Salute e libertà.
Tra i primi obiettivi di una rivoluzione, a mio parere, dovrebbe esservi il sabotaggio delle infrastrutture della telecomunicazione: si tratta di un'impresa impossibile. Una rivoluzione fallita determinerebbe semplicemente un maggior consenso per il regime dittatoriale.
Una rivoluzione culturale richiederebbe un paradigma nuovo che si imponesse da sé: cosa oggi altrettanto impensabile.
Lo sviluppo di buona rete di individui informati e pensanti mi sembra l'unica speranza per il contenimento del fenomeno che stiamo vivendo.
Sabato 24 luglio c'è una manifestazione a Cagliari.
Sembrerebbe apartitica.
Organizzata dall'associazione " Is pippius non si toccanta" o almeno cosi scrivono.
L'unico riferimento ceho trovato dell'associazione è un pagina su sa defenza, riguardante una manifestazione passata orgnizzata sempre dalla suddetta associazione.
Di più non so.
tatiana zyablitseva
A brescia ci sarà qualcosa???
Giuseppe, coinvolgi Andrea Colombini, Max Massimi e Sandro Torella che su FB hanno gran seguito, nonché Luca Nali ( YouTube).
Giuseppe.. Aggiungi Matteo Gracis e Giorgio Bianchi
Andrea Colombini è molto seguito, i suoi profili su fb sono: Andrea uno Colombini, Andrea due Colombini ed Iddrio Zinzanni.