"DEMOCRAZIA VS DITTATURA". I PORTUALI SI PRENDONO LA RESPONSABILITÀ DI SALVARE LO STATO ITALIANO
Inizierà domani mattina alle ore 7 (presso il varco n.4, Molo VII) il blocco delle operazioni nel porto di Trieste annunciato dai lavoratori contrari al green pass, il lasciapassare con codice QR che il governo Draghi ha voluto rendere necessario per entrare nei luoghi di lavoro.
➡️ https://go.byoblu.com/portualiVSDittatura
Resistiamo e restiamo uniti!
FORZA!!
Il fatto comunque resta circoscritto al greenkatz, mentre la richiesta definitiva e inesorabile dovrebbe essere: IN GALERA TUTTI, politici, magistrati e editori i primi, poi tutti gli altri servitori collaborazionisti del NWO naziglobalista, tutti corresponsabili per CRIMINI CONTRO L'UMANITA'. IN GALERA!!!
Arrangiatevi non l'ha fatta mia figlia sta merda di legge.
Più semplice di così 😉❤️
Nel contesto odierno, il richiamo alla democrazia che va scomparendo sotto i nostri occhi e alla NONVIOLENZA rappresenta una delle grandi conquiste dei movimenti.
La maggiore virtù dell’alternativa nonviolenta è che toglie prestigio alla repressione e concede una forte autorità morale a qualunque movimento.
È grazie alla sua opzione “pacifista” che si è potuto osservare, spesso in modo estremamente chiaro, il funzionamento del meccanismo di retro-alimentazione della violenza di Stato descritto nel (post 3). Anche se i media cercano comunque di ignorarlo, il rifiuto rigoroso di ogni violenza fisica da parte dei movimento ha costretto in più occasioni lo Stato a mettere in scena artificiosamente la violenza esercitata dai suoi corpi repressivi, infiltrando falsi manifestanti e scatenando poi gli incidenti ripresi e demonizzati dai media!
Ciò che maggiormente sorprese nel movimento degli “Indignati” fu l’immensa tranquillità della loro indignazione e la loro scarsa vulnerabilità alle costanti provocazioni della polizia infiltrata o uniformata. Questo atteggiamento ha avuto l’effetto di un reagente chimico, dividendo chiaramente la violenza dalla convivenza pacifica e dalla autentica vita politica, e mettendo tutta la violenza sul conto dello Stato. In questo modo, lo Stato non si dimostra violento soltanto per la sua politica repressiva, sociale ed economica, apertamente contraria agli interessi vitali della sua popolazione ma, anche, perché i suoi corpi repressivi, incapaci di realizzare una provocazione efficace, sono costretti alla drammatizzazione – sempre con la complicità dei media – di scene di guerra civile ad opera di minoranze evitando o addirittura oscurando invece la disubbidienza civile della maggiorparte dei manifestanti.
L 'obbligo che la potenza di questi movimenti ha imposto a questo sistema di retro-alimentazione costringendolo a funzionare in circuito chiuso, rappresenta un successo di dimensioni colossali che conferma la correttezza della opzione nonviolenta. Infatti, nelle attuali circostanze, ormai il regime riesce a funzionare solo in modo delirante. Poiché è difficile non definire come delirio, ad esempio, coloro che considerino violenza la libera discussione nelle strade e nelle piazze, la resistenza passiva a una carica della polizia, l’opposizione al licenziamento dal proprio posto di lavoro, il recupero della vita civile o delle proprie libertà.
Finora lo Stato sovrano aveva tra le sue facoltà il monopolio della identificazione della violenza.
Oggi come per gli indignados la popolazione gli deve togliere questo privilegio senza pretendere minimamente di disputargli il monopolio della violenza fisica: se tutta la violenza sarà dalla parte dello stato, da quella della popolazione civile ci dovrà essere invece la potenza costituente dell’indignazione, della resistenza pacifica, ma ancora di più del potere immenso del boicottaggio e della disubbidienza intransigente verso ogni restrizione della propria libertà.