Volevo dirvi una cosa.
Dopo una decina d'anni ho scritto un altro romanzo. Avevo deciso di non scrivere più nulla di impegnativo, per tanti motivi. Poi un giorno, con una forte rabbia che ormai mi era impossibile tenere dentro, decisi di aprire un un canale Telegram e iniziai a riversarci una storia: quella di Igor Sikorvsky. Si tratta di un ragazzo italiano di origine russa che nell’Italia dell’Euro è costretto a trasferirsi a Milano per sopravvivere. È nella metropoli lombarda che – tradito dal suo datore di lavoro – finisce in un mondo sotterraneo fatto di spie e di intrighi che lo porteranno prima in Sardegna, poi nelle strade di Kiev infestate di neonazisti e infine, di nuovo, nell’Italia spettrale dell’emergenza pandemica.
Ecco, innanzitutto ci tengo a precisare una cosa, ho iniziato a riversare su telegram questa storia ai primi di ottobre del 2021, quindi ben prima degli accadimenti di Febbraio di quest'anno. Non è che voglio dire che sono un veggente, ecco, no. Tutto era già scritto, tutto ci portava esattamente qui dove siamo oggi. Bastava saper leggere i "segni" che c'erano tutti, il dado, dall'estate dell'anno scorso era già tratto.
Per la verità non volevo scrivere un romanzo in senso proprio, ma volevo fare una cosa alla John Titor, mito della mia gioventù. Per i più giovani che forse non lo conoscono riassumo: nel 2000, ormai ventidue anni fa, in un forum su internet apparve un utente che dichiarò di essere un soldato USA proveniente dal futuro e raccontava la storia sua e del mondo. Ecco, nel mondo cyberpunk (all'epoca mica sapevamo di esserlo) la cosa ebbe successo mondiale....la storia di John Titor era stupenda, era vera letteratura, la nuova letteratura che usava i nuovi medium. Basta con i borghesucci annoiati che spacciano per letteratura le proprie paturnie e le proprie seghe mentali. Io interpretavo come lettaratura alta, nuova, vera quella di John Tutor.
Ecco, nell'urgenza di quello che vedevo, ad ottobre dell'anno scorso iniziai a buttare giù la storia di Igor Sikorvksy appunto, volendo fare qualcosa alla John Tutor. Non so, piano piano mi accorsi che forse però mi stava uscendo uno strano romanzo.
Lo misi su word e inziai a lavorarci sopra, ovviamente potete capire, c'erano delle cose da cambiare. Aggiunsi anche un capitolo finale e due allegati come quello sulla neolingua di 1984 di Orwell diciamo....
Ecco, il mio romanzo non vuole essere politico, ma raccontare l'uomo costretto, l'uomo imprigionato nel labirinto, non solo attraverso i fatti che accandono ai personaggi ma anche attraverso il suo flusso di coscienza (o di falsa coscienza). C'è anche tutta una visione simbolica, fatta di labirinti. Il carcere di San Vittore non è forse un labirinto? Le rovine circolari del Pozzo Sacro di Santa Cristina non sono forse un labirinto? Le strade di Kiev infestate di nazisti (nel 2014) e quelle spettrali della Milano dei lockdown pandemici non sono forse un labirinto? E la serie di macchine astratte (un automa a pila direbbero quello che ne sanno) attraverso le quali vi sto scrivendo ora io qui o da dove Winston e Tonino (altri due personaggi) operano nel romanzo forse non lo sono?
Ma in che stile si può raccontare l'uomo costretto nel labirinto. dei nostri giorni? Certamente non nello stile realista del mio vecchio romanzello. E allora? E allora ho scelto un modernismo un po' acido. Raccontando il sogno e anche la psicanalisi e gli archetipi collettivi del suo Mythos (quello che ho scelto è un misto latino e nordico e slavo essendo un mezzo italiano e un mezzo russo. Dunque un Mythos popolato di minotauiri, gorgoni e moire ma anche dal dio dell'inganno norreno e dal dio nero slavo).
E poi la cultura dei nostri tempi: quella "alta" di Friedrich Dürrenmatt e di Borges (e molto altro, se siete interessati scopritelo da voi) e quella "bassa" delle "canzonette" di Nada, di Camerini e del gruppo tedesco anni 80 Dschinghis Khan e anche qui molto altro.
E niente, boh, manco rileggo, pertanto se ci sono errori stocazzo.

6 comments

Finalmente potrò leggere questo romanzo. Non sono riuscito su Telegram.
Sergio
👍
Tanti auguri, Giuseppe 🤞🏻
Cazzo il tempo! Ancora devo leggerlo. Pensa te che non l’ho ancora neanche comprato.