Le menti ciniche che stanno ridisegnando il destino dei popoli europei sono totalmente indifferenti verso qualsiasi idea di equilibrio e misura. Se occorrono giovani da usare nel tritacarne della guerra, che li si usi. Se ci sono regioni periferiche e interne che non hanno casa nelle borse valori, che vadano pure in malora con tanto di timbro ministeriale. Se ci sono città-batteria, mega blocchi al litio da installare in zone agricole, fanculo ai contadini. Se ci sono vaste lande a bassa densità, le si trasformi in corridoi energetici ad altissimo impatto e densità industriale. Se ci sono servitù militari, le si ampli. E così via.
Ecco perché non c'è nessuna misura anche quando si tratta di carceri, giusto per ricordare una delle tipiche specializzazioni nei rapporti coloniali. Così il governo italiano oggi decide di trasferire i primi 40 capimafia in regime 41-bis a Uta, nel Sud Sardegna per portarli a 90. Quaranta e ancor più novanta boss non sono solo se stessi, ma un intero indotto di familiari, amici e simpatici sodali pronti a garantirgli tanta assistenza e a fare il nido per infiltrare i loro business e i loro metodi nel territorio tutto intorno. È successo in parte ad Alghero con esiti preoccupanti e il governo ha pensato bene di estendere la servitù mafiosa anche a Sud. Perché concentrare in una regione insulare, già gravata da altre servitù e con un tessuto economico vulnerabile, una quota tanto elevata dell’intero sistema nazionale del carcere duro?
È sempre lo stesso cliché, un medesimo metodo di decisione centro-periferia:
il territorio periferico viene considerato soprattutto per la funzione nazionale che può assolvere, mentre il costo cumulativo sopportato dalla comunità locale rimane fuori dal calcolo. Non dobbiamo solo rifiutare i mammasantissima a Uta. Dobbiamo rifiutare l'intero metodo. Vale ovunque il potere stia infliggendo i suoi "corridoi" con regole speciali per vampirizzare valore e lasciarci sul groppone scorie irreversibili.

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Un ritorno al passato,con la tecnologia del presente, SIAMO NOI CHE GLI DIAMO IL POTERE