La scelta, decenni fa, di laurearmi in Filosofia (per di più morale), quando esisteva solo la laurea magistrale e per ogni esame bisognava studiare venti libri, - quella scelta, che avrebbe poi condizionato tutta la mia vita, e la condiziona, ed è ciò che ho voluto e voglio… La scelta di sposare il dubbio e l’esercizio dello scrupolo del pensiero consapevole dei propri limiti, il “mandarsi in corto circuito” di Nietzsche e Schopenhauer e poi di Wittgenstein e Heidegger, fino all’ermeneutica, a una Filosofia della Scienza che è un tributo alle scosse telluriche del sapere umano, alla sua complessità , al suo essere meravigliosa e fragile… Quella scelta è oggi marchio d’infamia, stramberia derisa e vilipesa da un ordinamento che del dubbio si pulisce il culo. Ho studiato dunque emarginazione. Perchè la scienzah ci caga sopra, alla Scienza, ci caga sopra a Newton, a Pascal, a chi osava pensare di fronte alla sua egolatria troglodita e potentissima. Io non servo. Anche nel senso ellittico che non sono un servo e, in questo, sono invece una sorta di criminale. Ho imparato (purtroppo?) a pensare. E questo oggi ti esclude dal gioco. Osceno. O pensi o aderisci alla scienzah. Ma come potrei farlo se non suicidandomi moralmente, abiurando a tutta la mia vita, al senso profondo della ricerca umana?