“Mai come oggi gli uomini che non temono la morte sono infinitamente superiori anche al più forte potere temporale. Per questo la paura deve essere propagata ininterrottamente. I tiranni vivono costantemente nella tremenda convinzione che a poter uscire dallo stato di paura siano in molti, non solo alcuni individui singoli, il che significherebbe con certezza la loro caduta. Questo è anche il vero motivo del rancore contro ogni dottrina del trascendente. Lì infatti si cela il massimo pericolo: che l’uomo non abbia più paura.” Ernst Jünger (1895-1998), Oltre la linea
Cmq il trascendente viene avverso quando pretende argomentare questioni razionali,come del resto è considerato blasfemo argomentare razionalmente il trascendente...🤷♂️
Ernst Jünger da "Il Trattato del Ribelle" È un fatto che i rapporti tra i progressi dell’automatismo e quelli della paura sono molto stretti: pur di ottenere agevolazioni tecniche, l’uomo è infatti disposto a limitare il proprio potere di decisione. Conquisterà così ogni sorta di vantaggi che sarà costretto a pagare con una perdita di libertà sempre maggiore. Il singolo non occupa più nella società il posto che l’albero occupa nel bosco: egli ricorda invece il passeggero di una veloce imbarcazione che potrebbe chiamarsi Titanic o anche Leviatano. Fintanto che il tempo si mantiene sereno e il panorama è piacevole, il passeggero quasi non si accorge di trovarsi in una situazione di minore libertà: manifesta anzi una sorta di ottimismo, un senso di potenza dovuto alla velocità. Ma non appena si profilano all’orizzonte iceberg e isole dalle bocche di fuoco, le cose cambiano radicalmente. Da quel momento non soltanto la tecnica abbandona il campo del comfort a favore di altri settori, ma la stessa mancanza di libertà si fa evidente: sia che trionfino le forze elementari, sia che taluni individui, i quali hanno conservato la loro forza, esercitino un’autorità assoluta. […]
Il Ribelle, dunque, deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore né con i mezzi della propaganda, né con la forza. Il Ribelle inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento. A queste condizioni potrà affrontare il rischio del passaggio al bosco. […]
I nemici sono ormai talmente simili tra loro che non è difficile individuare in essi diversi travestimenti di uno stesso potere. Non si tratta di controllare il fenomeno in questo o quel punto, bensì di mettere sotto controllo il tempo. Ciò richiede sovranità. E la sovranità oggi non si riscontra più nelle grandi risoluzioni, ma esclusivamente nell’uomo singolo che ha abiurato in sé la paura. Le incredibili procedure ideate soltanto contro di lui sono destinate, in ultima istanza, al suo stesso trionfo. Quando l’uomo capisce questo, è libero. E le dittature crollano miseramente. Ritroviamo qui le riserve ancora pressoché intatte del nostro tempo, e non soltanto del nostro. Questa libertà costituisce il tema della storia in genere, nonché il suo limite: da un lato rispetto al regno dei demoni, dall’altro rispetto al puro accadere zoologico. Era già tutto contenuto nel mito e nelle religioni, modelli che si ripetono senza posa: Giganti e Titani si ripresentano di continuo, e sempre con lo stesso immenso potere. L’uomo libero li abbatte: non necessariamente dev’essere un principi o Eracle in persona. È successo che bastasse la pietra scagliata dalla fionda di un pastore, il vessillo innalzato di una vergine, il lancio di una balestra. […]
Alcune delle riflessioni di Jünger sulla morte e sul dolore sono state sviluppate in modo davvero significativo da Byung-chul Han, specie nel saggio "La società senza dolore" (Einaudi 2021) un testo imperdibile.
Francesco Vitale
Assolutamente è così la nostra paura è la loro vita perché è il loro CIBO si nutrono di tutto ciò che rendi gli uomini infelici
È un fatto che i rapporti tra i progressi dell’automatismo e quelli della paura sono molto stretti: pur di ottenere agevolazioni tecniche, l’uomo è infatti disposto a limitare il proprio potere di decisione. Conquisterà così ogni sorta di vantaggi che sarà costretto a pagare con una perdita di libertà sempre maggiore. Il singolo non occupa più nella società il posto che l’albero occupa nel bosco: egli ricorda invece il passeggero di una veloce imbarcazione che potrebbe chiamarsi Titanic o anche Leviatano. Fintanto che il tempo si mantiene sereno e il panorama è piacevole, il passeggero quasi non si accorge di trovarsi in una situazione di minore libertà: manifesta anzi una sorta di ottimismo, un senso di potenza dovuto alla velocità. Ma non appena si profilano all’orizzonte iceberg e isole dalle bocche di fuoco, le cose cambiano radicalmente. Da quel momento non soltanto la tecnica abbandona il campo del comfort a favore di altri settori, ma la stessa mancanza di libertà si fa evidente: sia che trionfino le forze elementari, sia che taluni individui, i quali hanno conservato la loro forza, esercitino un’autorità assoluta. […]
Il Ribelle, dunque, deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore né con i mezzi della propaganda, né con la forza. Il Ribelle inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento. A queste condizioni potrà affrontare il rischio del passaggio al bosco. […]
I nemici sono ormai talmente simili tra loro che non è difficile individuare in essi diversi travestimenti di uno stesso potere. Non si tratta di controllare il fenomeno in questo o quel punto, bensì di mettere sotto controllo il tempo. Ciò richiede sovranità. E la sovranità oggi non si riscontra più nelle grandi risoluzioni, ma esclusivamente nell’uomo singolo che ha abiurato in sé la paura. Le incredibili procedure ideate soltanto contro di lui sono destinate, in ultima istanza, al suo stesso trionfo. Quando l’uomo capisce questo, è libero. E le dittature crollano miseramente. Ritroviamo qui le riserve ancora pressoché intatte del nostro tempo, e non soltanto del nostro. Questa libertà costituisce il tema della storia in genere, nonché il suo limite: da un lato rispetto al regno dei demoni, dall’altro rispetto al puro accadere zoologico. Era già tutto contenuto nel mito e nelle religioni, modelli che si ripetono senza posa: Giganti e Titani si ripresentano di continuo, e sempre con lo stesso immenso potere. L’uomo libero li abbatte: non necessariamente dev’essere un principi o Eracle in persona. È successo che bastasse la pietra scagliata dalla fionda di un pastore, il vessillo innalzato di una vergine, il lancio di una balestra. […]