Prorogato fino al 15 ottobre. Che cosa succede ora in Italia? Ne parliamo in un lungo speciale di #Byoblu24 con Il giurista Ugo Mattei, il filosofo Paolo Becchi, il medico legale, Pasquale Bacco e il magistrato Angelo Giorgianni.
https://youtu.be/DBKXeGNmTL4
Non è che la possibilità continua di esprimere critiche sulla Rete ci impedisce di farlo in modo più concreto scendendo in piazza?
Tutto nell'illusione che, esprimendo opinioni pur molto condivisibili e ragionevoli, sia sufficiente a cambiare le cose.
Come se la Rete offrisse una sorta di possibilità di "protesta comoda", quanto però inefficace.
Saremmo sostanzialmente ad un effetto "rincoglionimento televisivo", reso possibile questa volta dall'astrattezza della rete.
Adesso non voglio essere più complottista dei complottisti, ma che proprio scrivere qui, in questo momento, corrisponda a sfogare un dissenso che dovrebbe seguire canali ben più fisici e concreti?
Che la Rete stia diventando una valvola di scarico per evitare che la pressione sia esercitata con le modalità consuete della vita civile e non digitale?
Pensateci.
Ma non certo "chattando". Penso che su questo siamo d'accordo.
Tra l'altro non pretendevo di suggerire come "agire", ma di prendere coscienza che internet va benissimo per comunicare, ma per agire occorrono più gli atomi, che non i bit.
Tutta questa gente prima o poi la pagherà cara molto cara.
Grazie della risata
Traduco se non sono stato chiaro:
Se uno ti dà un calcio nei coglioni, non è automatico ridarglielo. Prima ci pensi e se poi decidi che sia il caso di infrangere la legge, glielo dai anche tu. Ma devi decidere di farlo.
Io sono capace di tirare calci, ma non è detto che lo faccia automaticamente.
Poi se cominciamo tutti a tirarci calci nei coglioni, non è detto che il problema del primo calcio si risolva.
Non so se sono stato chiaro.
Scusate, ma volevo essere chiaro, grazie del commento, mi ha dato la possibilità di spiegare cosa penso. Sempre che sia utile.