Il recente fenomeno dell'astensionismo alle elezioni amministrative, avvenute pochi giorni fa in diverse città italiane, cozza con il fatto che mai vi sono state in Italia, negli ultimi quarant'anni, tanta attenzione e mobilitazione su questioni di ordine politico, e non di "piccola" ma "grande politica", ossia di quella dimensione fondante e capitale della gestione del potere che si confronta con ideali, visioni del mondo, principi ed etica.
Come interpretare, dunque, questa discrepanza?
Vorremmo proporre una lettura, forse ottimistica, ma comunque capace di reggere i fatti. Vagliamola e coltiviamola come un programma.
Sta crescendo un altro paese all'interno del paese, che ha compreso che le vecchie forme di partecipazione sono ormai logore e inadeguate, e reclama forme di agibilità politica diverse, fatte di gesti concreti, di militanza sul campo, di iniziativa individuale. Forme che non si esauriscono nella finzione elettorale della post-democrazia tecnocratica, ma che si esprimono in scelte vissute, nel rischio e nel sacrificio. Una minoranza di "untori", certo, ma che con il proprio esempio è destinata a contagiare un numero sempre crescente di cittadini con il "virus" della passione, dell'entusiasmo e dell'autenticità. Una comunità di persone e non di maschere, che non delega pensiero e responsabilità, ma che sceglie di costruire il proprio futuro e quello dei propri figli su fondamenta di verità e coerenza.
La storia ci insegna che una minoranza determinata, motivata e solida, è destinata a vincere sempre di fronte a eserciti di coscritti malpagati e privi di orgoglio e dignità. Facciamone tesoro.
WI