Mi è sovvenuto un moto di ilarità che si è immediatamente trasformato in sgomento a leggere la lettera della filosofa (o forse, sarebbe meglio dire, insegnante di filosofia) Donatella Di Cesare, dove si dice che bisogna "salvare Agamben da Agamben" e dalla sua deriva complottista. Insomma, è un demente. Ma un demente che essendo probabilmente il più significativo filosofo europeo e forse mondiale che va salvato per il suo pensiero. Così dice la Di Cesare.
C'è solo un problema, Agamben ha passato una vita da eremita, a studiare (o meglio, come direbbe lui, a pensare) e ha visto d'un tratto realizzarsi tutto quello che ha elaborato in una vita. Il pensiero di Pasolini (ricordo, che fu attore nel pasoliniano "il Vangelo di Matteo"), il pensiero di Foucault (capito benissimo, mica come noi, poveri stolti), la pubblicazione di quel capolavoro di Homo Sacer nel 1995. Tutto quello che ha pensato, che ha previsto, si è realizzato davanti ai suoi occhi. Voi non state chiedendo ad Agamben di salvare il suo pensiero; dalla presunta deriva del pensatore. Voi gli state chiedendo come a Galileo di abiurare una vita di studi e di riflessione e di chinarsi davanti al Potere che così minuziosamente ha descritto nella sua operatività, nella sua pratica. Questo gli state chiedendo ad Agamben: e ovviamente non può farlo. Né se usate l'insulto ("vecchio rimbambito in cerca di pubblicità" ha scritto qualcuno) né se usate la lusinga insidiosa come fa la Di Cesare dalle colonne dell'Espresso.
https://espresso.repubblica.it/opinioni/2021/12/20/news/giorgio_agamben_complotto_covid-330912383/