Il PIL ha bisogno di te per finanziare la guerra della Nato

Poche cifre per misurare il prezzo della guerra di Washington in Ukraina. Un proiettile d’artiglieria standard costa circa 6.000 euro, invece un singolo proiettile Excalibur americano, con guida GPS, costa 110.000 dollari, e un missile antiaereo utilizzato dal sistema di difesa Nasams vale 1 milione di dollari ciascuno. Un obsoleto tank Leopard 1 costa intorno ai 5 milioni mentre la versione più recente, il Leopard 2 A7 tra i 13 e i 15 milioni di euro (quella che vorrebbe Zelensky). Un vecchio tank Abrama A1 circa 6 milioni di euro. I Leopard 2 consumano 530 litri di diesel ogni 100 chilometri, M1 Abrams consuma 700 litri di carburante per 100 km.

Ma chi pagherà i miliardi che vengono e verranno inghiottiti ogni giorno, ogni minuto nella guerra Nato/Russia (e dei futuri conflitti)? Semplice. Dovremo lavorare più sodo per aumentare il PIL che finanzierà il bilancio militare. Perché chi vince una guerra non è il più coraggioso o il più combattivo, ma quello che rovina il suo nemico costringendolo a spendere ancora più soldi in armi e munizioni. Per vincere una guerra è necessario avere un PIL più alto del nemico.

Questi costi esorbitanti dovrebbero chiarire perché l’invio di armi italiane in Ucraina è un segreto di Stato. Perché se sapessimo esattamente che cosa e a quali costi, forse questo paese distratto qualche domanda comincerebbe a porsela davvero. Il PIL ha bisogno di te per la spesa militare. Nelle guerre mondiali l’ordine di mobilitazione riguardava uomini di età compresa tra i 18 e i 45 anni e anche più. Nel 2023 l’ordinanza di mobilitazione riguarderà tutti coloro, uomini e donne, che pagano le tasse, a cominciare dai lavoratori salariati chiamati a fare sacrifici dentro le loro mura domestiche (bolletta energetica, inflazione e carovita). Tutto ciò in modo che possiamo acquistare armi, più proiettili, più missili e un giorno sederci al tavolo dei vincitori. Sempre che questa guerra rimanga nei limiti di uno scontro convenzionale e non degeneri in un conflitto nucleare tra superpotenze.

Mario Rossi, facebook

1 comment

Semplicemente tutto questo si chiama “economia di guerra”...e in questo contesto ha il suo fine l’ innalzamento “artificiale” dell’ inflazione, vedremo sempre più questo processo aumentare...tutte le energie della nazione saranno incanalate nel conflitto...oramai mi sono spellato le dita a suon di scriverlo.
E aggiungo anche che a pensarci bene tutto questo parlar di insetti e farine a base di questi per la nostra alimentazione visto tutta la manipolazione mediatica a cui ci sottopongono entra perfettamente in un contesto di guerra.
Aspetto il primo articolista che arrivi alla mia coclusione