La democrazia esiste solo nel sistema proporzionale. Il resto, potrà anche piacervi di più, ma non chiamatela democrazia. È un’altra cosa...
Lelio Basso già negli anni 50 commentava il colpo di Stato che sarebbe poi stato tentato con la cd. “Legge Truffa” con cui si tentava di superare il sistema proporzionale puro introdotto nel 1946 ed analizzava la genesi del Fascismo, genesi che si rivede integralmente nei fatti che oggi viviamo. Le sue parole durissime sono più attuali che mai e spiegano la realtà meglio di quanto lo possa fare io: “Oggi non si discute più, da parte di coloro che domandano l’abolizione della proporzionale, quale sia il sistema elettorale più adatto a far nascere un’assemblea che rifletta, come uno specchio, la fisionomia politica del Paese, ma al contrario quale sia il sistema elettorale che meglio consenta di deformare questa fisionomia nel Paese. Poiché il partito di maggioranza sa di essersi notevolmente indebolito e di non poter più sperare in una maggioranza assoluta tipo 18 aprile, nonostante le pressioni, le minacce, i ricatti, gli interventi esterni, i miracoli, ecc., esso si preoccupa di trovare un sistema che, falsando la volontà del Paese,. gli conservi quella maggioranza di cui non può più disporre. Il problema attorno a cui si arrovellano i cervelli democristiani è ormai soltanto questo: data una determinata situazione politica del Paese, in cui il governo non dispone più della maggioranza dei consensi, trovare la legge elettorale che gli dia egualmente la maggioranza dei seggi. Come nel 1924, quando la rappresentanza proporzionale fu sostituita con la legge Acerbo, questo capovolgimento di indirizzo significa il capovolgimento dei principi su cui si fonda la democrazia parlamentare, la quale ha per presupposto appunto l’alternarsi delle maggioranze, cioè la possibilità data alla minoranza di diventare maggioranza, mentre le leggi elettorali basate sui cosiddetti “premi di maggioranza”, del tipo della legge Acerbo: o del tipo degli attuali studi democristiani, hanno invece lo scopo opposto di perpetuare la maggioranza esistente, di creare un blocco massiccio di deputati non sorretto da un’adeguata forza nel Paese, e perciò stesso di sopprimere la funzione democratica del Parlamento e annullare la vita democratica del Paese. Nove mesi dopo le elezioni fatte con la legge Acerbo nasceva in Italia la dittatura fascista attraverso il colpo di forza del 3 gennaio, che la Camera, nata a sua volta da una legge antidemocratica, non poteva che avallare. Il che in altre parole vuol dire, oggi come ieri, che la soppressione della proporzionale indica la volontà del governo di passare dalla fase di democrazia parlamentare a quella di stato-regime“ (Proporzionale e democrazia parlamentare, 1952).
Mi permetto un'osservazione contraria a quanto scritto da Mori qui sopra. Condivido il principio cui Lelio Basso si ispira ma bisogna tener presente dell'atavica capacitá nazionale a separarsi su qualsivoglia minima questione. Figurarsi su temi politici di respiro nazionale. In virtù di questa peculiarità, ricercare una modifica che consenta di governare senza dover scendere a patti con decine e decine di rappresentativitá, non mi sembra un'idea malsana. In Italia l'ingovernabilitá è un male indigeno di difficile soluzione.
Non posso che ringraziarla e condividere i suoi scritti per far conoscere la verità alla gente.