BARBERO, sempre di più nell'Olimpo dei grandi intellettuali italiani (cioè, quelli che non sono benpensanti e sempre ligi alle regole come tanti Don Abbondio..) fa fischiare le orecchie a MARIO DRAGHI: "Di recente avverto un certo interesse per Catilina. Cioè per un giovane che voleva rovesciare un governo di vecchi. Passato alla storia come un personaggio negativo, un delinquente, e invece forse varrebbe la pena di riprenderlo in mano per vedere cosa succede quando un governo è in mano a un'élite straricca, corrotta fino al midollo, attaccata al potere in tutti i modi"
Tra l'altro Cicerone nella seconda Catilinaria arringa le masse minacciando la fine dei sussidi statali (rdc) qualora Catilina avesse vinto, poichè avrebbe puntato tutto su lavoro e artigianato. Cicerone era proprio un fetentone, chi lo cita come esempio di virtù (3/4 del mondo istituzionale) andrebbe tenuto bene alla larga...
Questo "baciapile" di tradizione andreottiana più che vecchio è antico come il suo contendente al trono papale e sono i giovani veri che non regge (Speranza e altri più che giovani sono morti viventi, zombies), ma alla fine, giovani o vecchi, stesse a loro, pingui "straricchi" asfaltatori di civiltà loro farebbero fuori chiunque (e cerebralmente stanno ottenendo un discreto successo nell'appiattire gli elettroencefalogrammi). Di conseguenza più che Catilina a me ricorda Muḥammad ibn Ṭughlāq di Elias Canetti che "Senza consultarsi o soppesare i pro e i contro, egli causò la rovina di Delhi, che per 170-180 anni era cresciuta e aveva prosperato, rivaleggiando con Baghdad e Il Cairo. La città, con i suoi palazzi, i suoi suburbi e i suoi villaggi si estendeva per 4-5 leghe: tutto ciò fu distrutto (i.e., abbandonato). Né un gatto né un cane fu lasciato sul posto." «sultano di Delhi Muhammad Tughlak. Acculturato e sanguinario, giustiziere paranoico, arriva un dato momento in cui i cittadini insoddisfatti prendono a inviargli lettere di protesta colme di insulti e spregevoli offese; così Muhammad Tughlak, volendoli punire, da un giorno all’altro obbliga letteralmente tutti gli abitanti di Delhi ad abbandonare la città e trasferirsi nella lontana Daulatabad con la sola forza delle loro gambe. In una Delhi ormai vuotata di ogni forma di vita, il sultano si affaccia dal tetto del suo palazzo e lì sa che il suo cuore e la sua collera possono finalmente placarsi – quando la massa verrà fatta rientrare nella città, sarà l’inizio della disfatta» Elias Canetti: “Massa e Potere”… e solitudine; la figura del potente tra comando e paranoia (https://culturificio.org/elias-canetti-massa-potere-solitudine/)
Cicerone era proprio un fetentone, chi lo cita come esempio di virtù (3/4 del mondo istituzionale) andrebbe tenuto bene alla larga...
«sultano di Delhi Muhammad Tughlak. Acculturato e sanguinario, giustiziere paranoico, arriva un dato momento in cui i cittadini insoddisfatti prendono a inviargli lettere di protesta colme di insulti e spregevoli offese; così Muhammad Tughlak, volendoli punire, da un giorno all’altro obbliga letteralmente tutti gli abitanti di Delhi ad abbandonare la città e trasferirsi nella lontana Daulatabad con la sola forza delle loro gambe.
In una Delhi ormai vuotata di ogni forma di vita, il sultano si affaccia dal tetto del suo palazzo e lì sa che il suo cuore e la sua collera possono finalmente placarsi – quando la massa verrà fatta rientrare nella città, sarà l’inizio della disfatta»
Elias Canetti: “Massa e Potere”… e solitudine; la figura del potente tra comando e paranoia (https://culturificio.org/elias-canetti-massa-potere-solitudine/)