Newsweek riporta che il presidente russo Vladimir Putin ha un alleato inaspettato nella sua guerra contro l'Ucraina: un'Europa più calda e più secca.
La testata giornalistica sostiene che le temperature record e la siccità stanno complicando le rotte alternative di esportazione dell'Ucraina, proprio mentre gli attacchi russi sui suoi porti si intensificano.
Con i porti del Mar Nero troppo pericolosi da utilizzare, il Danubio è servito come una delle principali rotte di esportazione occidentali di Kiev, ma quest'estate il fiume stesso sta fallendo, con un calo così significativo della portata in Romania da aver seriamente interrotto il traffico marittimo e la produzione di energia.
Nel frattempo, la Russia ha intensificato la sua campagna contro i porti intorno a Odessa, registrando 35 attacchi a imbarcazioni nei porti, 22 a navi in mare e 67 attacchi a strutture portuali solo nel mese di luglio, e ha anche colpito il ponte Mayaki che collega Odessa alla Moldavia e alla Romania il 9 agosto, un obiettivo che, secondo l'Institute for the Study of War, era probabilmente destinato a interrompere il corridoio terrestre che ora compensa le esportazioni marittime in difficoltà.
Gli effetti della siccità vanno oltre i cereali. Il basso livello del Danubio ha costretto la centrale nucleare di Paks, in Ungheria, a ridurre la produzione e ha spinto la centrale di Cernavodă, in Romania, verso una possibile chiusura del suo ultimo reattore, mentre gli incendi causati dal caldo e la carenza d'acqua aggravano i danni all'interno dell'Ucraina stessa, a causa degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche.
Mi sa che Dio è filorusso.