L’ASTENSIONE COME PRIMO ATTO DELLA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA.
Dopo aver assistito al solito teatrino della politica che ha portato, repentinamente (ma non inaspettatamente) alle dimissioni di Draghi ed allo scioglimento delle Camere da parte di Mattarella (senza nemmeno fare un giro di consultazioni per verificare se fosse possibile formare un nuovo governo), la manipolazione mi è apparsa evidente. Una trappola nella quale il popolo italiano non deve cadere. In due mesi, è praticamente impossibile creare una nuova formazione politica che catalizzi il consenso di quella larga parte, probabilmente maggioritaria, della popolazione che non si sente rappresenta da questa "classe politica". Il giochino di Draghi e Mattarella garantirà loro un'altra legislatura al governo. E poco importa chi vincerà le elezioni: i partiti attuali sono tutti al soldo dello stesso padrone. In tempi così stretti l'unico strumento democratico che ci rimane è l’astensione di massa. Quale rappresentatività (e quindi quale legittimazione democratica) potrebbe avere un parlamento eletto dal 20% degli aventi diritto al voto? Queste elezioni sono un tranello. I tirapiedi dei poteri globalisti vogliono impedirci di votare chi ci rappresenta, vorrebbero scegliere, per l’ennesima volta, chi ci dovrebbe rappresentare e quindi governare. Anche se le forze sane e proattive di questo paese si unissero in un unico movimento politico, in così poco tempo riuscirebbero a raccogliere una percentuale di voti che li relegherebbe ad essere minoranza. Ma sarebbero comunque presenti in parlamento, testimoni dalle scarpe sporche del letame di questa "politica", correndo il rischio di essere confuse, "grazie" alla grancassa distorsiva dei media mainstream, con quelli che cercano di combattere e scacciare. La lotta, democratica, deve avvenire fuori da quelle stanze ammalorate dalla corruzione dei poteri finanziari. Il futuro del mondo libero è agli antipodi del globalismo turbocapitalista. È fatto di paesi sovrani e socialisti, rispettosi gli uni degli altri. Bisogna ricostruire una coscienza di popolo, bisogna fare capire ai più che quella in corso è una lotta di classe tra il popolo e l'aristocrazia finanziaria. L'astensione di massa è l'unico risultato che temono e per questo lasceranno "liberi" di conquistare quattro voti, sotto nuove sigle, a quei politici che si spacciano ancora per vergini, per dare un'apparenza di democrazia. Se invece tutti ci astenessimo, sia quelli che andavano a votare sia quelli che già non ci andavano (e che evidentemente avevano capito prima di noi – che ci poniamo il problema se andarci o meno - che questi figuri non ci rappresentassero), il messaggio di quanto il popolo sia distante dall'approvare le loro azioni giungerebbe chiaro e forte. Se, ancora prima della chiusura delle urne, il risultato, la loro sconfitta, fosse scritta nelle risibili percentuali dell’affluenza, allora si partirebbe con il piede giusto. Ma sarebbe solo il primo passo. Quello di cui necessita il nostro paese per rinascere, nuovamente, dalle proprie ceneri, è una rivoluzione democratica, combattuta con le armi del dissenso e della disobbedienza verso le azioni dei prossimi governi e, ancor più importante, alimentata dalla presa di coscienza che il popolo deve tornare sovrano nel rispetto del dettato Costituzionale.
Dopo aver assistito al solito teatrino della politica che ha portato, repentinamente (ma non inaspettatamente) alle dimissioni di Draghi ed allo scioglimento delle Camere da parte di Mattarella (senza nemmeno fare un giro di consultazioni per verificare se fosse possibile formare un nuovo governo), la manipolazione mi è apparsa evidente.
Una trappola nella quale il popolo italiano non deve cadere.
In due mesi, è praticamente impossibile creare una nuova formazione politica che catalizzi il consenso di quella larga parte, probabilmente maggioritaria, della popolazione che non si sente rappresenta da questa "classe politica". Il giochino di Draghi e Mattarella garantirà loro un'altra legislatura al governo. E poco importa chi vincerà le elezioni: i partiti attuali sono tutti al soldo dello stesso padrone. In tempi così stretti l'unico strumento democratico che ci rimane è l’astensione di massa. Quale rappresentatività (e quindi quale legittimazione democratica) potrebbe avere un parlamento eletto dal 20% degli aventi diritto al voto?
Queste elezioni sono un tranello.
I tirapiedi dei poteri globalisti vogliono impedirci di votare chi ci rappresenta, vorrebbero scegliere, per l’ennesima volta, chi ci dovrebbe rappresentare e quindi governare.
Anche se le forze sane e proattive di questo paese si unissero in un unico movimento politico, in così poco tempo riuscirebbero a raccogliere una percentuale di voti che li relegherebbe ad essere minoranza.
Ma sarebbero comunque presenti in parlamento, testimoni dalle scarpe sporche del letame di questa "politica", correndo il rischio di essere confuse, "grazie" alla grancassa distorsiva dei media mainstream, con quelli che cercano di combattere e scacciare.
La lotta, democratica, deve avvenire fuori da quelle stanze ammalorate dalla corruzione dei poteri finanziari. Il futuro del mondo libero è agli antipodi del globalismo turbocapitalista. È fatto di paesi sovrani e socialisti, rispettosi gli uni degli altri.
Bisogna ricostruire una coscienza di popolo, bisogna fare capire ai più che quella in corso è una lotta di classe tra il popolo e l'aristocrazia finanziaria.
L'astensione di massa è l'unico risultato che temono e per questo lasceranno "liberi" di conquistare quattro voti, sotto nuove sigle, a quei politici che si spacciano ancora per vergini, per dare un'apparenza di democrazia.
Se invece tutti ci astenessimo, sia quelli che andavano a votare sia quelli che già non ci andavano (e che evidentemente avevano capito prima di noi – che ci poniamo il problema se andarci o meno - che questi figuri non ci rappresentassero), il messaggio di quanto il popolo sia distante dall'approvare le loro azioni giungerebbe chiaro e forte.
Se, ancora prima della chiusura delle urne, il risultato, la loro sconfitta, fosse scritta nelle risibili percentuali dell’affluenza, allora si partirebbe con il piede giusto.
Ma sarebbe solo il primo passo. Quello di cui necessita il nostro paese per rinascere, nuovamente, dalle proprie ceneri, è una rivoluzione democratica, combattuta con le armi del dissenso e della disobbedienza verso le azioni dei prossimi governi e, ancor più importante, alimentata dalla presa di coscienza che il popolo deve tornare sovrano nel rispetto del dettato Costituzionale.